Pensieri e Parole – “Io sogno tutta un’altra vita…”

Poco tempo prima che scoppiasse il caso Schwazer venni a sapere che Francesco, un giovane atleta di grandissimo valore che conoscevo piuttosto bene, aveva deciso di appendere le scarpe al chiodo.

A diciassette anni, dopo aver vinto un paio di titoli italiani, aver migliorato i record nazionali, aver avuto la gioia di indossare la maglia azzurra, questo ragazzo dall’apparenza molto riservata aveva deciso di dire basta. All’inizio di un percorso che sembrava dover essere lastricato solo di gioie e soddisfazioni, aveva deciso di voltarsi e prendere un’altra strada.
Incomprensibile! 
E non solo per me. Non riuscivano a capire nemmeno i suoi avversari che batteva regolarmente con una facilità estrema. Non capivano gli altri tecnici che vedevano in lui un futuribile talento di livello mondiale. Non riusciva a capire nessuno che lo avesse conosciuto.
Venni a sapere che aveva deciso di smettere perchè preferiva fare altro. Voleva dedicarsi al rugby, uno sport di squadra dove grazie al suo fisico avrebbe potuto ottenere buoni risultati, ma che molto difficilmente gli avrebbe consentito di raggiungere gli stessi traguardi che gli si prospettavano nell’atletica leggera.
Rimasi perplesso, ma pensai che la fatica dell’allenamento è giustificata solo dal piacere di farla, che è inutile essere i migliori in “qualcosa” se quel “qualcosa” non è ciò che vuoi, ma nonostante tutto questo quando mi capitava di pensarci mi dicevo: “Che peccato. Un talento così…”  .
Poi arrivò la conferenza stampa di Schwazer a Bolzano, arrivarono le lacrime, i  precari tentativi di tenere su di se tutte le colpe e io pensai che Francesco aveva fatto bene, che aveva avuto l’intelligenza e la forza di carattere di capire che quel percorso che aveva davanti, apparentemente bellissimo,  non era il suo. 
Pensai che quel ragazzo che sembrava un animale spaventato dietro una schiera di microfoni, quello che diceva piangendo che non gli piaceva praticare quello sport in cui era uno dei più forti del mondo, aveva come colpa principale quella di non avere avuto il coraggio e la forza di dire basta al momento giusto.
Pensai che avrebbe dovuto saldare i conti dei suoi sbagli, perchè chi sbaglia paga, ma speravo potesse ottenere “l’oblio mediatico” che diceva di voler raggiungere. 
Oggi ha cambiato idea.
L’adagio popolare dice che solo i cretini non cambiano mai idea.
Io non sono d’accordo con il me stesso che ascoltava quella conferenza stampa.
Francesco, per quanto ne so, gioca ancora a rugby.
Forse è felice. Di certo non è un cretino. a

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