Storie e Memorie – Parry O’Brien. L’uomo che voltò le spalle al passato

“The longer you apply pressure or force to an inanimate object, the farther it will go”
“Più a lungo imprimi a un oggetto pressione o forza, più questo andrà lontano”
Non è solo una semplice legge fisica quella che Parry O’Brien spiega al giornalista di Time che lo intervista nel 1956, è l’intuizione che cambia per sempre il getto del peso.
E’ il 1951 e William Patrick O’Brien, come era stato registrato all’anagrafe il 28 gennaio del 1932, è un tipico ragazzone californiano e a soli 19 anni ha già vinto il suo primo titolo statunitense nel lancio del peso.
Utilizza la tecnica standard dell’epoca che consiste nel piazzarsi paralleli alla direzione di lancio, caricare la gamba di appoggio, fare oscillare il “puntello” (la gamba sinistra) un paio di volte  per poi spiccare un balzo in avanti sfruttando l’inerzia del movimento.  
Quello che lo differenzia dagli altri pesisti sono le sue qualità fisiche. I lanciatori dell’epoca sono per lo più energumeni altissimi che di regola sulla bilancia superano i 120/130  kg,  fortissimi ma non eccessivamente agili.
Parry è un’atleta nuovo, estremamente muscolato certo, ma diverso.
Figlio di un professionista del baseball, sportivissimo fin da ragazzino, pratica l’atletica e il football americano a un buon livello fino al primo anno di college quando un brutto infortunio, causato da un calcio allo stomaco, lo induce ad abbandonare la palla ovale.
E’ alto un metro e novanta, pesa circa 110 kg, è tonico, agile e molto, molto veloce ed esplosivo (ha un personale di 10″8 sui 100).
Il gigante californiano è un uomo di carattere, uno che vince e che vuole vincere, ed è proprio una sconfitta, quella subita al meeting di Fresno nel 1951, che lo spinge a cercare un nuovo metodo di lancio.
O’Brien intuisce che quel tipo di traslocazione  ha dei grossi limiti e che anche la sua preparazione può essere migliorata. Inizia a praticare Yoga per aumentare la mobilità articolare e la concentrazione e si applica allo studio della fisica per escogitare un modo diverso per sfruttare le forze accumulate in pedana.

Lavorando di cesello sui diversi aspetti della specialità poco a poco inventa il suo metodo.
Cambia la posizione di partenza, ponendosi di spalle rispetto alla direzione di lancio, effettua un profondo caricamento sulla gamba destra per poi scagliare la sinistra indietro con un sorta di calcio di mulo. Quando raggiunge la “power position” la velocità a cui il peso esce dalle dita che lo spingono fino all’ultimo istante è impressionante.
Mai visto niente del genere fino ad allora.
I risultati del nuovo metodo non tardano ad arrivare e nel 1952 alle Olimpiadi di Helsinky  si mette al collo la medaglia d’oro lanciando a 17.41m,  lasciandosi alle spalle i connazionali Darrow Hooper (17.39) e Jim Fuchs, allora detentore del record del mondo, che si ferma a 17.06m.
La vittoria finlandese fa parte di una lunghissima  serie di successi che per quattro anni esatti, a partire dal giugno del ’52, lo vedrà imbattuto per ben 116 gare.
L’anno successivo il gigante di Santa Monica segna il primo dei suoi dieci record mondiali diventando il primo uomo a superare la linea dei 18 metri. Iscriverà per l’ultima volta il suo nome nell’albo d’oro dei recordmen  il 1 agosto del 1959 ad Albuquerque, New Mexico con un lancio di 19.30 m .

Ripete l’oro olimpico a Melbourne lanciando a 18.56m, superando l’altro americano Bill Nieder e il cecoslovacco Jiri Skobia;  nel 1960 ai giochi di Roma è secondo  dietro a Nieder e chiude la sua carriera a cinque cerchi ai piedi del podio di Tokio ’64.
Realizza il suo personal best solo nel 1966 quando a 34 anni, poco prima di appendere le scarpe al chiodo, fa atterrare la boccia da sedici libbre a
19.69m.
Dopo la fine della vita da atleta “professionista” inizia una brillante carriera lavorativa prima in un istituto bancario, poi come immobiliarista e costruttore, ma resta uno sportivo per tutta la vita  e continua a partecipare alle gare master.
Il più grande pesista di tutti i tempi si spegne a 75 anni a Santa Clarita in California il 21 aprile 2007, a causa di un attacco cardiaco mentre partecipa a una gara di nuoto.

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