Call Room – On air. Radio Track&Field

Allora…ci sono un inglese, un francese, un italiano e un tedesco…No, non era così…
Ci sono un triplista, un quattrocentista, un saltatore in alto e un velocista che decidono di mettere in piedi una radio…
Sì, la storia è proprio questa, solo che non si tratta di una barzelletta.
E’ la storia di Radio Track and Field, la prima web radio italiana interamente dedicata all’atletica leggera. A crearla sono stati quattro ragazzi del Cus Genova: il quattrocentista Daniele Mestriner (personale di 49.88) da cui è partita la scintilla che ha dato vita al progetto, Alberto Boretti (velocista da 10.44 e 21.49), il triplista Simone Calcagno (15.52) e il saltatore in alto Davide Lingua, speaker della radio capace di salire fino a 2.09 quando si trova davanti due ritti e un’asticella.
I classici quattro amici al campo a cui un giorno chiacchierando nasce un’idea e che decidono, tanto per usare le parole di un grande genovese, di mostrare la differenza fra idea e azione: un paio di computer, qualche microfono, la piattaforma per web radio Spreaker e il gioco è fatto.
Per farci raccontare questa avventura abbiamo contattato Simone, il  ventiquattrenne “decano” del gruppo (in quattro non raggiungono i cent’anni!), grafico della radio.
“Il nostro intento è di dare maggiore visibilità agli atleti italiani che troppo spesso sono completamente dimenticati dai media. Vorremmo provare a cambiare quella che è la visione che dall’esterno si ha dell’atletica leggera, troppo spesso legata a una singola prestazione di rilievo.
Per capirci: è come mangiare una bistecca in un piatto vuoto…senza un contorno adeguato perde la sua appetibilità”.
Dicevamo che tu sei il grafico della radio e ti occupi di video e fotografia. Perchè avete scelto un media atipico, affascinante ma difficile come la radio e non vi siete orientati invece verso strumenti più tradizionali quali la scrittura o il videomaking appunto?
“Nella vita studio design perciò mi appassiona tutto ciò che ha a che vedere con creatività, comunicazione e innovazione e curo l’aspetto grafico di questa idea perchè riteniamo che la comunicazione visiva sia fondamentale perchè il nostro progetto prenda forma. 
Questa è la nostra prima esperienza dietro un microfono. A ognuno di noi è successo di essere intervistato da qualche radio locale, ma stare dall’altra parte della barricata è tutta un’altra storia. Abbiamo scelto la radio, anche se non è certamente facile da gestire, perchè è uno strumento di informazione di forte impatto e totalmente assente nel nostro sport. Fra leggere e ascoltare c’è una bella differenza.”
Lo staff di Radio Track and Field

Queenatletica e Atleti per caso, tanto per fare due nomi, sono la punta maggiormente visibile di un iceberg di decine di iniziative che cercano di raccontare il nostro sport da un punto di vista meno ingessato di quello “istituzionale” (leggi Fidal). Perchè l’atletica pur essendo una disciplina molto spettacolare non solo non “buca”il video, ma non trova grande spazio nemmeno sulla carta stampata? Cosa si può fare per rompere il guscio e raggiungere anche chi non fa già parte del nostro mondo?

“Secondo noi il problema è nell’approccio che i media hanno nei nostri confronti. 
Parlare di risultati, spesso anche in modo assolutamente privo di verve, risulta noioso a chiunque non faccia già parte della “famiglia”. Pensiamo che per fare un salto di qualità sia necessario rivoluzionare il punto di vista sul modo di fare comunicazione: un meeting con qualche risultato di buon livello e delle riprese televisive di scarsa qualità non attirano più l’attenzione del pubblico “esterno.”
“Se vogliamo rilanciare l’atletica dobbiamo fare attività innovative, scendere dal piedistallo, smettere di essere un’attività per palati fini e ricoprirci di una patina commercialmente più appetibile.
Portare le gare in piazza o realizzare video promozionali di buona fattura o trovare altri canali più accessibili dall’esterno del nostro piccolo mondo che possano ampliare il bacino d’utenza.
Questo non significa necessariamente snaturare il nostro sport, ma evolverlo.”
 Anche se la tecnologia aiuta un’impresa come quella di realizzare una radio non è certo semplicissima. Come vi siete organizzati fino ad ora?
“Ovviamente abbiamo incontrato qualche difficoltà, ma almeno per ora non abbiamo nemmeno avuto troppi problemi per risolverla. Ci sono ancora parecchie cose che non funzionano come vorremmo, ma stiamo cercando di aggiustarle. 
“CasaCus”, il nostro studio di trasmissione è un appartamento che il Cus Genova ha concesso a me e a Davide, che non siamo originari del capoluogo, per continuare ad allenarci e studiare tranquillamente. Ci teniamo molto a precisare che fino ad ora non abbiamo ricevuto nessun tipo di sovvenzione e che facciamo tutto questo esclusivamente per passione. Certo che se dovessimo ricevere un supporto finanziario sarebbe il benvenuto per aiutarci a crescere.”
La struttura di “It’s time to run” parte dal racconto dell’atletica ligure per poi passare a intervistare atleti di livello internazionale . Fino ad ora avete ospitato Silvia Salis, Tamberi e Alessia Trost. Tre “colpi” niente male. E per la prossima trasmissione avete già annunciato una chiacchierata con Delmas Obou.
Come scegliete gli argomenti da trattare e i personaggi da intervistare?
“Il nostro obiettivo principale rimane sempre quello di dare spazio agli atleti, perchè possano esprimere le loro opinioni liberamente e avere uno spazio di visibilità.
Quello che vorremmo creare è uno spazio interattivo dovetutti gli atleti italiani possano confrontarsi e ascoltare i consigli e aneddoti di atleti di livello internazionale. Il tutto senza dimenticarci del livello locale. A Genova atletica è una parola fantasma che si aggira di notte per i carrugi…”
“Per il momento abbiamo rispettato una scaletta con questa struttura, ma siamo solo alla terza puntata. In futuro abbiamo intenzione di dare molto più spazio ai problemi del nostro sport, parlando di chi li crea e dei pochi che cercano di risolverli…il tutto cercando di non diventare un’altra “Queenatletica” dove ciò che regna è la polemica.  E lo dico senza voler essere minimamente offensivo nei loro confronti. Anche perchè la polemica  è spesso molto utile…”
Il programma è partito bene e di puntata in puntata va meglio. Che intenzioni avete per il futuro prossimo? La trasmissione manterrà la stessa struttura? Resterete con una frequenza settimanale o pensate di intensificare la vostra presenza sul web?
Come dicevamo la radio è un mezzo di comunicazione complicato da gestire, facciamo tutto in diretta e dobbiamo ancora fare un po’di esperienza. Per il momento continueremo con la cadenza settimanale del mercoledì sera, ma abbiamo intenzione di preparare degli speciali in occasione delle manifestazioni di maggiore rilievo e di creare nuove rubriche, sia serie che con un pizzico di humor.”

“Abbiamo pensato anche di aumentare la durata delle puntate ma i costi sono un po’ elevati, perciò, a meno che non si riesca a reperire qualche sponsorizzazione, continueremo a mantenere la durata all’interno dei 30 minuti.”
Mercoledì sera, dicevamo, Delmas Obou si aggiungerà alla vostra collezione di “celebrities” dell’atletica italiana, avete già una lista di ospiti per le prossime puntate che potete anticiparci?
“Sì, ovviamente dopo Delmas avremo ospiti altri atleti di livello nazionale e internazionale e alcune “chicche”, ma non vogliamo svelare troppo anche per lasciare un po’ di curiosità ai nostri ascoltatori.”
E questi sono i link ai quali potrete contattare Radio Track and Field su facebook,  spreaker e twitter.


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