I “nostri” azzurri. Tallinn e Universiadi. Luci, ombre e un po’ di sfortuna.

Lorenzo Bilotti
Due ori, due argenti e quattro bronzi. La nazionale under 23 torna da Tallinn con un bilancio lusinghiero in termini sia di podi che di piazzamenti, secondo soltanto a quello della prima edizione dei campionati europei di categoria (Turku ’97) dove l’Inno di Mameli risuonò per quattro volte.
Gli azzurri in quota Emilia-Romagna tornano da questa trasferta baltica, dove il luglio estone era molto somigliante a un bizzoso marzo italiano, con compendi personali contrastanti.
Il migliore di tutti è stato anche l’unico…non azzurro.
Se avessimo controllato più a fondo le entry list non sarebbe certamente sfuggito alla nostra preview di qualche giorno fa il riccionese di Romania Alexandru Mitirica.
Facciamo ammenda.
 Il triplista della Fratellanza è stato autore di due gare splendide con la maglia della nazionale del suo paese d’origine: prima in qualificazione, andando vicinissimo al personale con un 15.96m che lo ha piazzato al penultimo posto disponibile per accedere alla gara per le medaglie; poi in finale, dove ha saputo superare se stesso, migliorandosi fino a 16.07m. Più 5 centimetri rispetto al vecchio pb) e sesto posto in Europa.
Chapeau!
Simone Pettenati
A Lorenzo Bilotti va l’Oscar della sf…ortuna! Ore dieci del mattino, batterie. Il lughese non si danna l’anima, ma fa 10.60. Semifinale garantita, terzo posto in batteria e sesto tempo assoluto dei qualificati. Insomma, sognare una corsia in finale non è proibito.
Ma evidentemente il 2015 non è l’anno gusto per lo sprinter della Biotekna Marcon. Al turno successivo va tutto bene fino a metà gara, poi improvvisamente qualcosa s’inceppa, una smorfia e il romagnolo finisce al piccolo trotto in 11.76. Crampi.
Comunque resta la 4X100 per cercare di portare a casa qualche soddisfazione…
 In fase di riscaldamento Galbieri, magnifico oro della gara individuale, sente che qualcosa non va e viene sostituito in ultima frazione da Pettenati. Anche per il carpigiano la staffetta è un’occasione per rifarsi. Nella batteria dei 200 metri è sembrato un po’ opaco e il 21.49 che ne è venuto fuori non può certo bastargli.
Il testimone viaggia senza problemi fino all’uscita dell’ultima curva quando Tortu lo passa al velocista della Fratellanza e immediatamente si lascia andare a un gesto di disappunto. Pettenati fila fino al traguardo. L’Italia è terza, 40.12, finale assicurata. Purtroppo poco dopo arriva il responso della giuria: Tortu aveva visto giusto. Il testimone era passato di mano qualche centimetro al di là della linea gialla. L’Italia è squalificata.
Martin Pilato
A Gabriele Bizzotto il sorteggio riserva la prima batteria. In un 800 metri di campionato non è proprio un colpo di fortuna. Chi viene dopo potrebbe fare due conti e gestire al meglio il ritmo di gara per rientrare nei tempi di ripescaggio, ma non è questo il caso. Il polacco Kuciapski si fa una “sgambata” in 1.49.29 e il parmigiano tiene una condotta giudiziosa: 1.49.93, quinto in batteria e secondo tempo di ripescaggio, pari al centesimo con il norvegese Mushom.
In semifinale il cussino ci prova, fa una gara coraggiosa e per un lungo tratto è in testa al gruppo. Ai trecento metri dal traguardo si scatena la bagarre e il Campione Italiano Promesse paga la differenza in centimetri e kilogrammi che lo separa dai suoi avversari. “Gli ottocento non sono sport per signorine” avrebbe detto Bruno Pizzul, ma nel plotone vola qualche colpo veramente di troppo e Bizzotto perde il ritmo per quell’attimo che alla fine gli risulta fatale. 1.49.81, sesto posto e primo degli esclusi dalla finale. Un vero peccato, ma complimenti per la grinta.
Siano state le condizioni climatiche forse non ottimali o la poca esperienza internazionale di molti atleti, fatto sta che il settore lanci torna con le ossa rotte da questa rassegna continentale e Martin Pilato, purtroppo, non è riuscito ad andare in controtendenza rispetto ai compagni.
Stefania Strumillo
Il suo disco non ha proprio voluto saperne di decollare e la sua serie non è una di quelle che si mettono nell’album dei ricordi: 47.80-51.82-N. Per lui e gli altri ci saranno nuove occasioni in futuro per dimostrare quanto valgono, ma un’analisi approfondita da parte del settore tecnico, per verificare quali siano state le cause di una simile debacle generalizzata, sarebbe doverosa.
Due annotazioni anche per i sammarinesi che in Estonia sono andati con l’obiettivo di fare una buona figura. Missione compiuta, entrambi si sono mantenuti poco al di sopra dei rispettivi personali: Francesco Molinari ha corso la quarta batteria dei 100m in 11.23 (pb 11.15), Andrea Ercolani Volta ha chiuso la sua fatica sui 400 ostacoli in  54.72 (pb 54.17).
Infine vanno adeguatamente segnalate le belle prove di due ragazze della nostra regione alle Universiadi appena concluse a Gwangju (Corea del Sud).
Barbara Bressi
Il colpo grosso è quello di Stefania Strumillo da Molinella che, contrariamente ai colleghi impegnati nel nord Europa, trova la spallata giusta e la medaglia di bronzo, l’unica per l’Italia dell’atletica: 58.22 metri, disintegrato il precedente personale e sesta piazza nella graduatoria all time della specialità. Un bel viatico per la venticinquenne cresciuta al Cus Bologna che da qualche anno si è trasferita a Rieti.
A Barbara Bressi era stato chiesto di correre 1500 e 5000 e la reggiana ha onorato al meglio il doppio impegno:  prima ha tolto venti secondi in due tappe (batteria e finale) al suo personal best sui 5000 portandolo a 16.31.40, piazzandosi quindicesima nella gara per le medaglie, poi si è ripetuta ad alti livelli sui 1500 metri dove ha chiuso la finale al decimo posto in 4.27.89.

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