Justin Gatlin Vs “Il Braghettone”

Dopo il Concilio di Trento la possente “macchina” della Controriforma decise che la nudità nei dipinti non poteva più essere tollerata. Prese il via così uno dei più grandi programmi di censura che la storia ricordi, non a caso noto come “campagna delle foglie di fico”.
Justin Gatlin
L’opera d’arte più famosa che subì la rinnovata ondata di moralismo, scatenata dalla ricerca di una reazione alle tesi di Martin Lutero, fu il “Giudizio Universale” di Michelangelo che, accusato di oscenità da parte delle gerarchie ecclesiastiche, venne sottoposto a una pesantissima revisione.
 A “mondare” l’affresco dai suoi aspetti pruriginosi venne chiamato un apprendista di Buonarroti, Daniele da Volterra, che fu incaricato di dipingere dei mutandoni (o “braghe” nel linguaggio dell’epoca) che coprissero le “vergogne” delle figure rappresentate. Dopo questo incarico l’allievo di Michelangelo si guadagnò il poco lusinghiero soprannome con cui ancora oggi è noto nella storia dell’arte: “Il Braghettone”.
Anche Justin Gatlin, per ben due volte,  ha subito l’accusa di “oscenità” e non per un reato contro la morale come Michelangelo, ma per quella che a tutti gli effetti è una truffa, un imbroglio. E per ben due volte è stato riconosciuto colpevole senza possibilità di errore.
Oggi, a trentatre anni suonati, l’età a cui gli sprinter cominciano a pensare alla pensione, l’americano corre più veloce di quando fu trovato positivo ai controlli antidoping prima per anfetamine, poi per testosterone e rilascia dichiarazioni del tipo: “Valgo meno di 9.70”.
Ora, delle due l’una: o il doping non serve assolutamente a nulla, visti i risultati che il velocista americano fa registrare a raffica ora che è pulito, oppure  la rete dei controlli antidoping ha delle maglie troppo larghe e lascia scappare anche i “pesci grossi”.
O forse soprattutto i pesci grossi…
Robert Harting
In ogni caso, tutti sono innocenti fino a prova contraria e Gatlin, a causa di una serie di ricorsi legali e di discutibili meccanismi di sconti di pena, è tornato legittimamente (purtroppo senza virgolette) a gareggiare.
La notizia di questa mattina è che la “Controriforma” della Iaaf ha deciso di escludere dalla corsa all’elezione ad atleta dell’anno tutti coloro che in passato siano risultati positivi ai controlli.
Provvedimento ad personam? Forse, o forse no. Sta di fatto che lo scorso anno il discobolo tedesco Robert Harting aveva polemicamente rifiutato la nomination per non vedere accostato il suo nome nella lista dei candidati a quello dell’americano.
Quindi Gatlin, immaginiamo con un certo dispiacere, non potrà mai più fregiarsi del prestigioso titolo assegnato dalla federatletica mondiale e dovrà consolarsi con gli ingaggi dei meeting della Diamond League e con i premi che potrebbe ottenere, pensiamo di poterlo dire senza portargli sfortuna, dalle probabili vittorie di 100 e 200 metri ai prossimi Campionati Mondiali. E a mitigare la sua delusione saranno certamente d’aiuto anche gli introiti delle sponsorizzazioni, perchè no?
Abbiamo setacciato la rete in cerca di un nome da attribuire al promotore di questa norma, ma abbiamo trovato soltanto accenni a commissioni e consigli direttivi della federazione. Pare che nessuno voglia attribuirsene il merito in prima persona.
Peccato, il novello “Braghettone” non avrà l’onore di passare alla storia come successe a Daniele da Volterra.

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