Storie e Memorie – Miguel de la Quadra-Salcedo. Il giavellotto come non lo avete mai visto.

Miguel de la Quadra-Salcedo nel 1956
L’evoluzione della  specie procede per tentativi ed errori. A volte Madre Natura apre una “strada”, poi “si rende conto” che è sbagliata, la abbandona, e quel prototipo di nuovo animale o pianta scompare.
A volte invece può succedere che uno di quei tentativi dia vita a un prodotto perfetto, a un essere non solo adatto alla vita, ma capace di stupire per le sue capacità.
La storia della vita di Miguel de la Quadra-Salcedo, a suo modo,  racconta entrambi questi aspetti.
Nasce nel 1932 a Madrid, ma quando ha quattro anni la sua famiglia si trasferisce a Pamplona, la città nota per la Corrida di San Firmin tanto amata da Hemingway.
Nel capoluogo della Navarra Quadra-Salcedo brilla ben presto sia per i suoi risultati negli studi di agronomia, sia per il suo fisico potente che ne fa un ottimo lanciatore. Peso, disco,martello giavellotto: per lui non fa differenza. 
I primi grandi risultati arrivano nel disco ai Giochi Internazionali Studenteschi dove è argento nel 1951 in Lussemburgo e bronzo l’anno successivo a Dortmund.
Felix Eurasquin
Ma a uno come lui i “classici” non possono certo bastare e si dedica con un certo successo anche a uno sport tradizionale, molto popolare nelle comunità rurali della zona dove vive, la “barra basca” o “barra aragonese”. Una competizione che consiste nel lanciare un pesante bastone di ferro appuntito in un modo simile al lancio del disco frontale. E’ questa esperienza che verso la metà degli anni ’50, quando è un atleta già affermato in campo internazionale, lo porta a perfezionare insieme all’amico Felix Erausquin una tecnica alternativa per il lancio del giavellotto: si posiziona l’attrezzo dietro le anche, si effettuano un paio di giri in pedana come per il disco e si rilascia. Certo non è facile e al navarrese serve un bel po’ di allenamento per riuscire a ottimizzare il nuovo metodo, ma quando finalmente ne diventa padrone il risultato paga, eccome: il 21 settembre del 1956 Quadra-Salcedo, che con la tecnica tradizionale non superava i 50 metri, scaglia l’attrezzo a 82.80m. Da notare che all’epoca il record mondiale era poco oltre gli 83 metri. 
Ma gli organizzatori dei  Gochi di Melbourne sono piuttosto preoccupati da questa nuova metodica che metterebbe a rischio l’incolumità dei giudici di gara, degli altri atleti e forse anche degli spettatori sugli spalti se un attrezzo dovesse prendere una traiettoria sbagliata. Pertanto fanno pressioni sulla Iaaf perchè venga modificato il regolamento, cosa che puntualmente avviene causando grandi rimostranze da parte degli iberici. In patria continueranno ad utilizzare questo stile per qualche anno in manifestazioni non riconosciute e Quadra-Salcedo arriverà a superare i 112 metri.

Il picco della sua carriera arriva nel 1960 con la partecipazione nel lancio del disco alle Olimpiadi di Roma. Il suo palmares a questo punto conta sette titoli di campione nazionale nel disco, due nel peso e uno nel martello, sette record spagnoli nel disco e altrettanti nel martello e diciotto presenze in nazionale Assoluta: è arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo.
Subito dopo i Giochi abbandona la carriera sportiva per iniziare la sua seconda vita, quella da romanzo. Fra il 1961 e il 1963 vive fra gli indios dell’Amazzonia colombiana dove sviluppa una ricerca etnobotanica per il governo del paese. Quando torna in patria inizia a lavorare come giornalista e inviato di guerra per la televisione di stato. Durante la guerra del Congo viene  arrestato e condannato a morte per aver filmato le condizioni di detenzione dei prigionieri. Ne uscirà vivo solo grazie alle pressioni del governo del Generale Franco, ma non si ferma. Racconta le guerre in Eritrea, in Vietnam, il colpo di stato in Cile, la morte di Che Guevara e intervista personaggi del calibro di Salvador Allende, Pablo Neruda, il Dalai Lama, Yasser Arafat.
Quando l’età non gli consente più di correre i rischi a cui si espone un reporter di guerra inizia a lavorare a una serie di programmi sui viaggi d’avventura per TVE.
Oggi, alla bella età di 83 anni, Miguel de la Quadra-Salcedo è ancora attivo nel mondo della TV e conduce “Ruta Quetzal”, un programma che tratta di interscambi culturali fra i giovani iberici e quelli dei paesi d’oltreoceano di madrelingua spagnola.

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