Call Room – “Più veloce della luce!”. Lorenzo Bilotti

“La velocità pura si fa coi nervi. E’ fatta per i nevrotici”.

Questo è ciò che dice coach Sam Mussabini al suo pupillo, Harold Abrahams, in una famosa sequenza di “Momenti di gloria”
Quando guardi i centometristi avvicinarsi ai blocchi, tesi e concentrati, lo sguardo fisso in fondo a quel rettilineo che sono ansiosi di divorare, questa frase ti torna alla mente e ti sembra ogni volta più vera che mai. Poi incontri Lorenzo, o “Bilo” come lo chiamano da sempre al campo di Lugo, e gli stereotipi vanno a farsi benedire. Può essere un nevrotico questo ventunenne studente di economia? Questo ragazzo tranquillo conscio dei suoi mezzi, ma assolutamente con i piedi per terra? 
“In famiglia la passione per lo sport è sempre stata molto forte e fin da piccolo i miei genitori mi hanno spronato a praticare molte attività diverse (nuoto, triathlon, tennis, basket…). Ho scoperto l’atletica leggera alle scuole medie, grazie ai miei insegnanti di educazione fisica e al “Trofeo Deggiovanni”, una gara interscolastica organizzata dall’Atletica Lugo. All’epoca giocavo a calcio. Ero veloce, ma anche resistente proprio perchè dovevo inseguire il pallone per diversi minuti. Il mezzofondo è stata una logica conseguenza, ma mi sono reso conto ben presto che non faceva per me. Non amavo fare quella fatica, crescevo muscolarmente e soprattutto soffrivo le gare, mentre io volevo divertirmi… 
In quel momento è arrivata la svolta grazie a Claudio (Visani, l’attuale allenatore di Bilotti. NdR).
Era l’anno delle Olimpiadi di Pechino ero estasiato da Saladino, Philips, il nostro Howe (che poi ho anche avuto il piacere di conoscere), decisi che sarei diventato un lunghista. Così, anche se saltavo solo 4.50m da primo anno cadetto, decisi di continuare facendo di tutto un po’, ma soprattutto i salti perché mi divertivo e quella per me era la cosa importante! 
Il seguito è stato facile. Col sudore e il divertimento, le tantissime sconfitte e i pochi successi (ero molto scarso…). Nella stagione successiva, in una sola estate, anche grazie al mio primo raduno regionale che mi fece capire che non avrei mai voluto lasciare uno sport del genere e dei “compagni” così, migliorai quasi un metro arrivando a 6.10m. Partecipai ai miei primi campionati italiani e da lì in molti la mia storia la conoscono, non è esaltante ed è molto lunga, perciò evito di stancare i lettori… “
E’ stato difficile scegliere di abbandonare il calcio? 
“C’è stato un momento difficile durante la mia crescita sportiva e non è stato sicuramente quando ho smesso di giocare a calcio. Io volevo divertirmi e facendo atletica mi divertivo di più. Da primo anno Allievo ho dovuto smettere di saltare a causa di un problema alle ginocchia che tuttora mi limita in palestra e in certi esercizi di corsa. Quello è stato un momento molto duro. Sono stato costretto ad abbandonare la pedana, non riuscivo più, troppo dolore, troppo rischio. Ma forse questo fu un segno del destino perché da quel momento è stato un susseguirsi di sogni di soddisfazioni e di esperienze.
La 4X100 bronzo agli Eurojunior di Rieti 2013
A inizio carriera, diciamo dalla categoria Allievi in su per capirci, molti atleti, non si rendono conto di poter arrivare ad alti livelli. Sanno di essere dotati, ma la presa di coscienza del proprio reale valore è per molti un processo che richiede tempo e a volte la guida di un allenatore che sappia “dove mettere le mani”. Anche a livello psicologico, per non spingere troppo sull’acceleratore da un lato ma rendere consapevoli del proprio talento dall’altro. Inoltre l’ambiente circostante (scuola, famiglia, amici che non condividono il tuo stesso impegno…) spesso aggiunge difficoltà invece di limitarle. Tu quando hai capito di poter aspirare al “top level”? E’ stato un processo di maturazione tutto tuo o hai trovato supporto in qualcuno? E per quanto riguarda ciò che sta fuori dalla pista è stato difficile far coesistere l’allenamento duro richiesto per ottenere certi risultati con i tanti “mondi” di un adolescente prima e di un giovane adulto oggi? 
“Concordo con te sull’incipit della domanda. E’ proprio quello il problema dell’ atletica italiana a mio parere. Ovvero trovare persone competenti che possano far crescere giovani di talento, gradualmente, senza fretta, divertendosi, ma allo stesso tempo facendogli prendere consapevolezza di ciò che è necessario fare per giungere a un buon/ ottimo livello… 
Specifichiamo che io non mi considero un atleta “top level” e credo sia giusto che nessun velocista in Italia lo faccia. Mi ritengo un giovane di buone prospettive, con molti margini, che si è avvicinato all’ atletica che conta in Italia… Ma siamo lontani dai veri top level. Quelli sono atleti con buone o notevoli doti tecniche e fisiche che nella programmazione di una stagione si pongono l’obiettivo di correre sotto i 10″10 e raggiungono questo “crono” per almeno 3/4 volte! 
La mia è stata una crescita graduale, interrotta anche da infortuni, ma graduale. E sono certo che finchè continuerò ad aumentare carichi e lavori tecnici, leggermente ogni anno, progredirà.
In questo processo di crescita sono stati fondamentali i miei avversari in primis, il mio tecnico Claudio e la mia famiglia. Ultimo, ma non per importanza, Luca Galletti, carabiniere 400ista, con innumerevoli presenze in nazionale. Lui è un importante punto di appoggio, di confronto. Mi sprona, mi incita, mi spinge a non fare errori che lui ha commesso in passato. La sua vicinanza e la sua esperienza sono state fondamentali!
Riguardo a coniugare amicizie, vita sociale e atletica posso dire che non è stato per niente difficile. Io amo questo sport e quando ami qualcosa niente è da considerarsi un sacrificio. Inoltre gli amici sono e sono sempre stati fantastici, mi hanno sempre capito, non li ho mai trascurati e mi hanno sempre incitato, sono i miei primi tifosi… È questo per me è la cosa più importante!”
Podio Promesse 2015 con Galbieri e Pettenati
La tua prima vittoria significativa è stata quella degli italiani Allievi di Rieti 2011 che ti ha aperto le porte per i Mondiali Allievi di Lille. Cosa si prova la prima volta che sali su quel podio così importante e che effetto fa indossare la maglia con la scritta “Italia”? E oggi che, anche se giovanissimo, hai già una discreta collezione di maglie azzurre, ti emozioni ancora allo stesso modo? Qual’è stata la nazionale che ti ha dato maggiore soddisfazione, quella che ricordi con più piacere? 
“Sì, proprio così, il mio primo successo è stato a Rieti nel 2011. Fu una grandissima emozione. Direi che a tutt’oggi è quella che mi ha dato la maggiore soddisfazione. Fortunatamente mi è ricapitato e spero succeda ancora, ma la prima vittoria è fantastica… Venivo da un anno lungo, pieno di emozioni e di risultati importanti, ma poco prima della gara mi stirai lo psoas e arrivai a Rieti pensando di non riuscire nemmeno a correre le batterie. Invece quelle passarono senza problemi, la finale fu più problematica. Dopo 70m sentii dolore ma riuscii a combattere fino in fondo. Vedere che ero riuscito a coronare il primo di tanti piccoli sogni in quelle condizioni mi diede ancora più gioia!
Delle nazionali posso solo dirti che è sempre la stessa emozione, è sempre fantastico ricevere la convocazione qualunque sia la manifestazione. Mi batte sempre il cuore, è stupendo stare in raduno con i compagni, legare, conoscerci e allenarci al massimo per preparare un appuntamento importante! 
Ogni volta che arriva il giorno della gara e indosso la canotta con il mio nome nel pettorale è sempre come se fosse la prima volta, ho i brividi, ho tante emozioni e fortunatamente, cosa che per ora è sempre accaduta, poca tensione, solo tanta adrenalina! 
L’emozione più grande in azzurro l’ho vissuta a Rieti nel 2013. Rieti per me è come se fosse una seconda casa, amo quella città, amo il campo, ogni volta che arrivo ho i brividi…
Ricordo che nel 2010 ai campionati italiani allievi, ero al primo anno di categoria, pubblicizzavano gli europei junior del 2013 e dissi a Claudio che a tutti i costi avrei lottato per parteciparvi, e così fu! Non nel lungo, ma nei 100 metri e nella staffetta.
Dopo un 2012 d’inferno, lottai per tutto il 2013 per mettermi in mostra e guadagnarmi la convocazione. Arrivare agli europei in “casa” , fare il Pb sui 100 e vincere la medaglia di bronzo nella 4×100 (per molti inaspettata, per noi quattro per nulla) davanti a Inghilterra e Francia, fu come vincere un olimpiade. 
Sotto il diluvio, con i miei genitori in tribuna e con Claudio a fianco fu un sogno che si realizzava. Piansi, piansi di gioia…avevo reso orgogliosi i miei genitori, avevo ripagato loro e anche me stesso di tutti gli sforzi che fino a quel giorno avevo fatto. Tutto ciò mi caricò talmente tanto, che ancora oggi nei momenti di difficoltà, basta riportare la mente a quegli istanti che tutto viene superato e si risolve!
Un altro momento fantastico è stato ai Giochi del Mediterraneo dello lo scorso anno. Cantare l’inno d’Italia sul gradino più alto del podio credo non mi capiterà molte altre volte. Anche questo è un momento che terrò nel ” cassetto dei ricordi” per tutta la vita!
Lugo, poi Imola e adesso Marcon. E’ normale che un atleta cambi casacca. I motivi possono essere i più disparati, ma per un giovane che sogna di fare il professionista dell’atletica il faro verso cui dirigersi è sempre lo stesso: il gruppo sportivo militare. E’ questo l’unico modo per garantirsi una sicurezza economica e continuare ad allenarsi per più ore al giorno come viene richiesto a chi pratica il nostro sport ad alto livello. E, diciamolo a voce alta, per fortuna esistono. Ma proprio in questo momento, dopo la totale debacle di Pechino, il sistema gsm è molto messo in discussione, anche dal Presidente Giomi stesso, per l’alto numero di atleti che una volta firmato l’arruolamento si adagia in un limbo di mediocrità. E ovviamente non stiamo parlando degli infortunati. Cosa pensi dell’attuale sistema dei gruppi sportivi militari? 
“Lugo, Imola e Marcon… Sembra l’inizio di una barzelletta! Ahahah! Invece a quanto pare è il mio percorso sportivo fino ad ora. Cosa posso dire, nulla in verità è cambiato, cercavo nuovi stimoli e qualche aiuto in più (anche economico siamo franchi) e Marcon mi ha permesso di entrare a far parte della loro grande famiglia. Almeno per un anno visto che sono in prestito. Sto imparando tante cose. Ad avere un rapporto pur sempre familiare ma più professionale, con aspettative diciamo, e questo probabilmente potrebbe essere propedeutico nel caso in cui riuscissi a fare davvero il salto di qualità entrando in un gruppo sportivo, anche se sarà difficile a quanto pare! Riguardo ai nuovi stimoli, uno di questi è la finale oro di Jesolo. Stiamo scaldando i motori per l’ultimo week end di settembre, non vedo l’ora. Sarà un esperienza nuova e sicuramente fantastica! 
Sui gruppi sportivi militari, preferirei trattenermi, dato che come hai notato non mi manca la parola, per il semplice motivo di non sfociare nella solita polemica e far la parte del banale o del frustrato! Posso però dire che io continuerò un altro anno, forse due, non di più. 
“Bilo” e Luca Antonio Cassano
E puoi immaginare il perchè. L’atletica da noi, la vera atletica, anche se ultimamente manca di vincenti, la possono fare solo i professionisti e io per ora non lo sono. Spero di esserlo, ma nel caso in cui non ne avessi la possibilità potrò dire di non aver realizzato uno dei miei obiettivi. Ma sicuramente uno solo, spero, dei tanti che ho progettato di realizzare entro questi due anni. Poi si vedrà… L’amore per questo sport, nel mio caso, va oltre l’arruolamento in un gsm. I ricordi, le gioie e i dolori li porterò per sempre con me.
Se dovrò smettere avrò forse il rimpianto di non aver mai davvero dato il 100%, ma questo è quello che pensano, hanno pensato e forse penseranno tanti giovani con più o meno talento, se il sistema non dovesse cambiare. Se le cose resteranno così saranno costretti a smettere per terminare gli studi, per lavorare o comunque per costruirsi un vero futuro perchè non hanno avuto la possibilità di provarci davvero!
Pechino. Lasciamo stare i giustificabili, quelli che venivano da lunghi e complicati infortuni, ma in generale il livello degli azzurri è stato bassissimo, per alcuni quasi imbarazzante. Al contrario a Tallinn, a Eskilstuna e a Cali si sono visti dei ragazzi, te compreso nonostante la sfortuna, che hanno dato tutto quello che potevano e molti hanno anche ben figurato. Galbieri, Riva, Bocchi tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente sono stati al top al momento giusto. Addirittura la Gazzetta si è scomodata chiamando il vostro gruppo di giovani promesse “generazione di fenomeni”. Perchè ai vostri “fratelli più grandi” non è riuscito quello che avete fatto voi? Che effetto fa sentirsi parte di un gruppo su cui poggiano tutte queste apettative? In ogni caso, visto da fuori, il gruppo dei giovani sembra molto coeso, molto affiatato. Hai qualche collega a cui sei particolarmente legato? Qualcuno che ammiri in modo particolare atleticamente o umanamente? Le attese che ci sono su di voi sono un handicap o uno stimolo?
Noi giovani abbiamo fame, abbiamo coraggio e abbiamo tanti sogni, da realizzare, e questi sono elementi fondamentali per raggiungere il successo. Non voglio dire che i grandi o i “vecchietti” non provino queste cose, ma è inevitabile che un giovane le senta in modo più forte!
Per questo qualcosa dovrà cambiare, il sistema dovrà aggiornarsi e anche noi dovremo seguire tale aggiornamento, la mentalità deve essere vincente, sempre. 
Bisogna sempre puntare in alto, investire su se stessi e sui propri allenamenti, questo purtroppo lo si può fare da professionisti.
Con Claudio Visani a Tallinn 2015

Purtroppo è inevitabile che poi del gruppo di giovani talenti ne rimangano pochi, perché molti a 20 anni smettono. Non perchè, come molti dicono, la società o le università ti “impongono” involontariamente di smettere, ma perché pochissimi, quasi nessuno, investono sul loro talento sportivo! Questo è un dato di fatto! Quest’anno tanti sono stati i ragazzi di successo, quasi nessuno vero professionista, tra i tre nomi che hai citato ancora nessuno è in un gruppo sportivo. E questo è brutto. Perché se hanno avuto un 2015 di successo, o addirittura vengo da una serie di stagioni di successo?! Perché non si poteva investire già prima su di loro?! A questo non so dare risposte! So solo che per creare un movimento di buon livello, credo, non si possa puntare solo su chi vince gli europei o i mondiali giovanili, o vince 10 titoli italiani. Credo si debba puntare anche su quelli poco dietro, che fanno risultati comunque importanti e che hanno margini. Loro sono il movimento della nazionale, non solo i singoli, fenomenali, esempi su cui è giustissimo investire, ma che purtroppo “non terranno mai su la baracca” da soli! Concludo dicendoti che per me le aspettative non credo siano un handicap se non diventano troppo opprimenti, e per ora non è così. Per cui, fateci sognare, sudare e allenare magari, investite su più giovani e sicuramente il vero “bacino da cui attingere” non sarà di pochi atleti!

Ho legato tanto in questi anni di atletica, mi considero uno molto socievole, per cui ho tante amicizie e molte profonde. Io credo che i compagni di nazionale, di società o di raduni non siano dei semplici compagni di viaggio, ma dei compagni importantissimi nel viaggio verso il raggiungimento di un sogno, per cui il legame, con diversi di loro è forte! Ho tanti amici e amiche! E’ questo il bello dell’atletica.
La tua è stata un ascesa inarrestabile. Da 11.30 nel 2010 a 10.33 l’anno scorso. Poi quest’anno una serie di sfortune che hanno fermato i miglioramenti cronometrici. Quella foto di Tallinn, dove seduto sulla pista cerchi di allungare i muscoli, è forse il simbolo di questa stagione. Nella gara individuale avevi la possibilità di agguantare la finale quando sono arrivati i crampi a bloccarti e anche nella staffetta quell’ultimo cambio sbagliato ti ha impedito di mettere al collo una medaglia. Insomma il 2015 è un anno da dimenticare?
Lo stop in semifinale a Tallinn
“Eh si, non è stato un anno scoppiettante, ma è stato un anno, a mio avviso, importantissimo! Non si impara solo vincendo, questo mi hanno sempre insegnato a casa. Io infatti ho vinto poco, ma quelle poche volte che ho vinto l’ho fatto perché avevo imparato tanto dalla sconfitta o dalle sconfitte precedenti!
Tallin è stata una trasferta sfortunata! Punto!
Dopo diversi problemini, la forma era arrivata, ma prima in raduno la puntura di un’ ape che si infetta gonfiando enormemente il piede poi i crampi in semifinale, in una semifinale straabbordabile… alla fine il pasticcio nella staffetta… tutto vano! Poteva essere il risvolto positivo della stagione e invece…
Dopo i 100 ammetto di aver pianto, a dirotto, non pensavo di meritarmi una cosa così. Volevo combattere ad armi pari fino all’ultimo metro. Ho sofferto molto lo ammetto, come ho sofferto anche per la staffetta… Ma da li si deve ripartire! Riguardo alla trasferta, tutto fantastico, l’Italia è sempre un bel gruppo, tutti si sostengono. Abbiamo gioito per molti e sostenuto chi aveva raggiunto risultati inferiori alle aspettative! Inoltre visitare un paese nuovo è sempre una bella esperienza. Tallinn è una bella città, particolare, molto diversa dalle nostre logicamente! Questo è anche il bello dell’atletica, visiti spesso posti che non conoscevi, dove non andresti mai probabilmente, e che invece ricorderai per sempre! Per il 2016 ho obiettivi importanti, alcune cose verranno cambiate e molte rimarranno sulla falsa riga degli anni scorsi. E’ un anno fantastico, tutti sappiamo perché. Ne capita uno ogni 4 anni, quindi perché non dare ancor più del 100%?
Sono un po’ scaramantico, preferisco non sbottonarmi troppo su quali siano i miei veri obiettivi. Comunque più che obiettivi sono sogni! 
L’unica cosa che mi sento di dire è che investiró davvero su me stesso, ancora di più…per migliorare ed essere ancora tra i migliori in Italia a livello assoluto, poi il cronometro dirà la sua!
Segni Particolari

Lorenzo Bilotti è nato a Faenza il 21/9/94
altezza: 1.83 peso 72 kg 
allenatore Claudio Visani 
Società attuale: Biotekna Marcon 
Società precedenti: Sacmi Imola/Icel Lugo
Personali: 100 metri 10.33 (2014); 200 metri 21.79 (2015); lungo 6.99
Nel suo palmares a oggi figurano 5 titoli di Campione d’Italia, la partecipazione ai Mondiali Allievi di Lille (2011, 100 e 4X100), il Campionato Europeo Juniores di Rieti (2013, 100 e medaglia di bronzo nella 4X100), l’oro nella 4X100 e l’argento nella prova individuale ai Giochi del Mediterraneo under 23 di Aubagne lo scorso anno e la partecipazione nella prova individuale e nella staffetta ai Campionati Europei di Tallin 2015.
Nel 2014 è arrivata anche la prima convocazione in nazionale Assoluta in occasione dei Campionati Europei per nazioni di Braunschweig

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