Pensieri e Parole – Ivano, Jessica e i whereabouts

Ecco come venivano registrate in Fidal le dichiarazioni di reperibilità degli atleti…

A tutti gli amici che si sono indignati per come è stata diffusa la notizia sui “whereabouts”: non incazz…vi troppo.

E non date la colpa ai giornalisti o a chicchessia.
Ormai dovrebbe essere abbastanza chiaro per tutti che il nostro mondo è quello che è, e che la gestione di questa storia è soltanto uno dei tanti esempi di dilettantismo, scarsa competenza e , forse, un po’ di malafede. Oggi la faccenda è su tutte le prime pagine dei giornali. E’ normale: è l’uomo che morde il cane. Anche se probabilmente, questa volta la notizia non è vera. Come probabilmente era falsa la storia di Fajdek che, ubriaco, paga il taxi con la medaglia d’oro dei mondiali. E’ una storia che fa polemica e farà vendere i giornali per qualche giorno. E gli stessi “giornalisti” che l’hanno strillata ai quattro venti sanno che molto probabilmente si sgonfierà rapidamente, ma oggi funziona e fa vendere copie. Fa schifo? Certo, ma è la stampa bellezza e non puoi farci niente…

Forse, se l’ufficio stampa della Federazione fosse stato in grado di svolgere il proprio compito, questa mattina i giornali avrebbero raccontato i fatti in un altro modo, senza lasciare spazio ad ambiguità.

Ma le cose sono andate così.
Se la prima preoccupazione del capo della “baracca” (perchè questa è oramai) non fosse stata quella di dire “Io non c’ero” e negare che siano successe “cose strane”, forse la sua non sarebbe sembrata soltanto una strenua difesa della bandiera.
Ma le cose sono andate così.
Da lunghissimo tempo si sapeva che questa bomba sarebbe potuta esplodere, ma non solo non è stata disinnescata, non si è fatto nemmeno un tentativo di limitare i danni mediatici. E tutto questo causa forse ancora più danni del fatto in se.
C’è stata malafede da parte degli atleti? Le procedure sono state mal gestite dalla Fidal o dal Coni o dall’agenzia antidoping? Chi può dirlo?
Per quanto ci riguarda vale il principio che finchè non si dimostra il contrario, con un test antidoping o con la prova provata dell’intento truffaldino, tutti sono innocenti.

Ma siamo altrettanto convinti che qualcuno debba prendersi la responsabilità di non aver svolto i compiti che gli erano stati affidati, che chi doveva controllare che tutto andasse a buon fine e non lo ha fatto debba far presente la sua negligenza e che chi doveva preparare una “toppa” mediatica e non lo ha fatto debba fare un passo indietro.

Tutti sapevano che una colossale valanga di melma si sarebbe abbattuta sul nostro mondo e nessuno ha cercato di salvare il salvabile.
Per questa totale inattività ora dal punto di vista mediatico l’onere della prova è a carico degli accusati e, anche se tutti i coinvolti dimostrassero di essere totalmente puliti, nella memoria collettiva resterebbe l’accusa e non il verdetto finale.
Alle prossime elezioni federali andiamo tutti con l’hastag #Tafazzi4President?

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