Pensieri e Parole – E se davvero cancellassimo tutti i record mondiali?

Florence Griffith Joyner
Nell’anno appena terminato l’immagine dell’atletica leggera a livello mondiale ha toccato uno dei punti più bassi della storia dalla caduta del muro di Berlino. 
Il caso Russia e gli episodi di corruzione all’interno della Iaaf  hanno arrecato colpi durissimi alla credibilità del nostro sport e nuovi attacchi potrebbero arrivare se si dovesse verificare che quello di Mosca non è l’unico esempio di doping di stato. Turchia e  Kenya, per esempio, sono da tempo sospettati di indulgere in pratiche non proprio limpide.
Per contrapporsi a questa rovinosa e uniformenmente accelerata perdita di prestigio, la Federatletica britannica ha presentato ieri “A Manifesto for Clean Athletics” (Manifesto per un Atletica Pulita) che ha fatto rumore per la proposta di azzerare completamente l’albo dei record mondiali. 
L’intenzione di Ed Warner, Presidente di UK Athletics, è quella di dare un’energica sterzata alla deriva della credibilità del nostro sport a livello mondiale. 
“Sono convinto che sia arrivato il momento di effettuare una riforma radicale. – ha dichiarato –  Il 2015 è stato l’annus horribilis dell’atletica leggera. La fiducia nel nostro sport è ai minimi storici e dobbiamo cambiare rotta al più presto. L’atletica deve riconquistare il suo fascino e non può farlo se non saremo disposti a fare ciò che va fatto fino in fondo, anche con durezza.
Natalya Lisovskaya
“E’ indispensabile una maggiore trasparenza, sanzioni più gravi e forse anche azzerare l’orologio della storia dei record. I nostri fans devono sapere che noi siamo puliti a tutti i livelli.”
L’idea non è  nuovissima (se ne cominciò a parlare già dopo la positività di Ben Johnson a Seoul 88) e periodicamente viene rispolverata, soprattutto nei momenti più bui. 
Tirare una linea che confini in un limbo i risultati ottenuti fino ad ora vedrebbe cancellare prestazioni a dir poco chiacchierate e che restano nell’albo d’oro da decenni. Tra gli altri verrebbero eliminati i record di Florence Griffith-Joyner su 100 e 200, i 400 piani di Canberra ’85 di Marita Koch, il mondiale del martello di Yuriy Sedikh e quello di sua moglie Natalya Lisovskaya nel peso.
La proposta di Warner ha trovato subito una voce contraria nella sua connazionale Paula Radcliffe, detentrice del primato sui 42 kilometri e 195 metri. “Non ritengo sia giusto cancellare tutti i record mondiali – ha chiosato la fondista – perchè sono assolutamente certa che almeno uno sia stato ottenuto senza ricorrere a nessun tipo di imbroglio”.
Comunque la si pensi il problema del doping in generale, e quello dei record ottenuti durante la “guerra fredda” in particolare, resta come un macigno in bilico sopra tutto il sistema atletica e prima o poi dovrà essere affrontato senza foglie di fico, anche per non doversi ritrovare di fronte a nuovi casi Gatlin
Paula Radcliffe
Oltre alla proposta “shock”, fra i vari punti del documento figurano l’innalzamento a otto anni delle squalifiche, l’istituzione di un pubblico registro dei risultati dei test, l’obbligatorietà del “bio-passaporto” e la cancellazione di tutti i risultati, record e medaglie comprese, ottenuti precedentemente al riscontro della positività.  
Le azioni previste non si fermano qui e vorrebbero danneggiare anche sotto l’aspetto economico i “truffatori”. Una delle ipotesi di lavoro è quella di esercitare una “moral suasion” nei confronti degli sponsor affinchè non supportino gli ex-dopati, ma quella che potrebbe ottenere i migliori risultati potrebbe essere la regola che vorrebbe imporre alle federazioni nazionali la restituzione dei premi in denaro ricevuti dai propri rappresentanti infedeli, pena l’esclusione dei suoi atleti dalle competizioni internazionali.
Sono proposte condivisibili? Potranno dare riscontri tangibili? Potranno essere messe in pratica in breve tempo? Ai posteri…ecc.ecc. 
Intanto Sebastian Coe ha annunciato di aver raddoppiato a 8 milioni di dollari il fondo antidoping della Iaaf e di aver portato a centomila il numero di atleti che saranno sottoposti a controlli sistematici. Speriamo bene.
E speriamo anche che la seconda parte del rapporto doping della Wada, che verrà resa pubblica giovedì 14, a Monaco non scateni un nuovo terremoto.
Ben Johnson

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