News – Addio a Iolanda Balas, la leggenda del salto in alto

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Ieri Iolanda Balas ha staccato l’ombra da terra per l’ultima volta.

Quando scendeva in pedana Iolanda non passava inosservata. Bionda, altissima anche per gli standard odierni (questa voce sulla sua carta d’identità recitava 1.85m), aveva due gambe da trampoliere, occhi azzurrissimi e un sorriso luminoso. 
La leggendaria saltatrice in alto rumena era nata il 12 dicembre del 1936 a Timisoara, una città industriale nella parte occidentale del paese e cominciò a scrivere la storia della specialità a colpi di record mondiale quando non aveva nemmeno vent’anni. 
La sua prima “sforbiciata” sul tetto del mondo fu a Bucarest, il 14 luglio del 1956, quando a 1.75m superò di un centimetro la britannica Thelma Hopkins
A quel primo straordinario risultato seguì un periodo di grande agonismo in cui la rumena si contese il primato con la statunitense McDaniel e la cinese Cheng, interregno che si concluse definitivamente quando nel giugno del ’58 la Balas portò il record a 1.78m. Da quel momento il volo di Iolanda non si fermò più. Miglioramenti a più riprese fino a 1.83 a ottobre dello stesso anno, un centimetro in più nel 1959. Nell’anno dei Giochi di Roma Iolanda portò il modiale a 1.86 m e nel 1961, per la precisione il 16 luglio nella capitale del suo paese, portò la quota mondiale a 1.91m. Per  salire ancora si dovettero aspettare dieci anni prima che l’austriaca Gusenbauer la cancellasse dall’albo dei record per un centimetro.
La superiorità della Balas rispetto alle avversarie si può capire appieno solo snocciolando qualche numero: quattordici record mondiali, due ori olimpici (Roma e Tokio), due titoli europei (Stoccolma ’58 e Belgrado ’62), 140 vittorie consecutive. Quando ai Giochi del 1960 divenne la prima atleta del suo paese a mettere al collo un oro a cinque cerchi lasciò quattordici centimetri più in basso la seconda, quattro anni dopo il divario fu di dieci.
L’unica occasione in cui perse il sorriso fu nel 1967, al momento del suo ritiro circondato dalle polemiche per una vicenda, per forza di cose, mai chiarita fino in fondo. 
La Balas, sposata con il suo allenatore Ian Soter, dichiarò di aver subito un grave infortunio al tendine d’Achille, i suoi detrattori l’accusarono di volersi sottrarre ai controlli cromosomici per la verifica della sessualità che erano appena stati approvati dal Cio.
Dopo il suo ritiro restò nell’ambiente dell’atletica come giudice di gara e dirigente della federazione rumena, ambito in cui ebbe una lunghissima carriera che la portò fino alla presidenza che mantenne dal 1988 fino al 2005 e nel 2012 fu, insieme a Stefka Kostadinova, una delle prime atlete ammesse nella Hall of Fame della Iaaf.

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