Pensieri e parole – Quando il silenzio fa rumore

Può un piccolo, piccolissimo, blog sull’atletica leggera dare lezioni di etica del giornalismo (e anche di etica tout court) a chicchessia?
A domanda retorica risposta facilissima: no, certamente no. E, a dire il vero, non ne ha nè l’ambizione nè alcun tipo di interesse.
Ottocorsie è nato un po’ per caso, un po’ per la voglia di raccontare in modo diverso il mondo dell’atletica e di parlare con chi di questo mondo fa parte.
Uniche regole: Scrivere notizie verificate e non essere offensivi nei confronti di nessuno.
Ma cos’è una notizia? E’ un fatto (nei manuali di giornalismo definito “fonte primaria”) che viene raccontato da un giornalista (“fonte secondaria” o “mediatore”), che attraverso la sua sensibilità professionale lo identifica come tale.
Quando una fonte può essere definita autorevole? Quando l’esperienza ci dice che quella fonte riferisce fatti veri.
Per esempio: l’Enciclopedia Treccani può essere ritenuta una fonte autorevole? Alzi la mano chi ha il coraggio di metterla in dubbio. E La Gazzetta dello Sport (ovviamente in ambito sportivo)? Anche qui saremmo portati a dire di sì, anche se anche la rosea non va presa a priori come se fosse il Vangelo, questo è certo.
A questo punto per mettere bene a fuoco tutta questa storia proviamo a schematizzare.
Fatto numero 1: il 15 marzo una breaking news di SkyTG24 annuncia le dimissioni di Donati da consulente dell’agenzia antidoping per divergenze con la nuova dirigenza.
Fatto numero 2: il giorno dopo la “Gazza” pubblica due brevi colonne a firma Claudio Arrigoni, in cui viene riportato che il Direttore Esecutivo Oliver Niggli si dichiara sorpreso delle parole del tecnico italiano in quanto non vi è stato alcun cambiamento nel panel di governo della Wada e sostanzialmente sconfessa ogni accostamento fra Donati e l’ente che dirige.
Il tecnico, per parte sua, non entra nel dettaglio delle contestazioni dell’alto dirigente e glissa sulle dichiarazioni che a chiedere il controllo antidoping per Schwazer non sarebbe stato lui ma un funzionario Wada, spendendo parole di stima per l’agenzia.
Fatto numero 3: Il 17 marzo Augusto Frasca, su “Il Tempo” di Roma, ribadisce il concetto espresso da Arrigoni e accenna all’esistenza di una “drastica richiesta alla XIII commissione “Salute e Cultura” della Camera dei Deputati affinchè il nome di Donati non sia collegato in alcun modo all’agenzia”.
Fatto numero 4: Un lancio dell’agenzia ANSA delle 18.49 del 18 marzo riporta dichiarazioni più generiche sia da parte di Donati (“Sarò felice e onorato di dare il mio pieno supporto alla Wada…”) che di Niggli (“Donati ha certamente contribuito nell’attività di contrasto al doping in numerose occasioni in Italia…”). In queste dichiarazioni, tra le altre cose, scompare ogni traccia riguardante chi sia stato a richiedere l’invio dei controlli al marciatore altoatesino.
Quando l’altro giorno abbiamo pubblicato un articolo, in verità molto ironico,  su questa vicenda ci siamo sentiti rispondere di tutto: da un “filosofo” che è arrivato a dirci che facciamo “ontologicamente schifo” (onestamente ci ha commosso per la creatività), a chi sintetizzava in “lasciamolo lavorare” (questa l’abbiamo già sentita…), a chi diceva (giustamente secondo noi) che dopo la bufala sulla morte di Juri Chechi sospendeva ogni giudizio.
Queste risposte tuttavia non hanno dato soluzione ai quesiti che ci tormentano da tre giorni a questa parte.
Domanda numero 1: Donati era o no un collaboratore della Wada? Aveva un ruolo stabile nell’organigramma o si era limitato a fare degli interventi in particolari occasioni?
Domanda numero 2: Perchè l’articolo sulla Gazzetta non viene smentito? Le accuse più esplicite che implicite che contiene non sono cosa da poco, ma è sempre possibile che “l’interessato”, per suoi motivi legittimi non sia interessato a smentire.
Domanda numero 3: Perchè, stando a ciò che scrive Frasca, la Wada avrebbe fatto questa richiesta alla commissione della Camera dei Deputati?
Domanda numero 4: Perchè ANSA fa il suo primo lancio sulla vicenda dimissioni soltanto tre giorni dopo la breaking news di Sky? Sono nuove dichiarazioni rispetto a quelle riportate sulla Gazzetta?
Domanda numero 5: Se quanto riportato negli articoli di Arrigoni e Frasca fosse confemato, come è stato possibile che nessuno si sia accorto di niente per così tanto tempo? 
Domanda numero 6: La collaborazione Donati/Schwazer ha suscitato un interesse smisurato da parte della stampa, ultimo esempio è stato il test di efficienza di Saxa Rubra fatto oggetto di un servizio del TG3. Come mai in questo momento i media nazionali su una vicenda che sarebbe molto più “notiziabile”, se dovesse essere vera, non sprecano una riga di inchiostro? Perchè da tre giorni a questa parte alcuni  dei più importanti blog italiani di atletica, che della collaborazione fra il romano e l’altoatesino hanno sempre trattato ampiamente, hanno messo la sordina? Troppo impegnati a valutare le doti del figlio di Rocco Siffredi?
E’ soprattutto quest’ultima la domanda per la quale vorremmo trovare una risposta.
Per molti, a nostro modestissimo avviso per troppi, la divisione manichea in  due gruppi di ultras contrapposti che si urlano insulti dalle curve, è la ricetta giusta per raggiungere il successo.

Elargire sui social l’appellativo di “idiota”, magari con il “blocco maiuscole” attivato, a chi non è d’accordo con noi non è il nostro genere, piuttosto ci piacerebbe capire perchè su tutta questa vicenda sia sceso un silenzio tombale. Non esistono più giornalisti investigativi? Va bene, ma quei bei blogger barricaderi sempre a caccia di scoop e sempre pronti a ricoprire di ironica melma chi era in disaccordo? Dove sono finiti?

Ragazzi!!! Abbiamo bisogno di voi. Battete un colpo. 
E risparmiatevi gli insulti. Non potrete mai e poi mai dire qualcosa di meglio di “Fai ontologicamente schifo”.
P.S.: Su indicazione di un amico vi indico anche una fonte secondaria, sicuramente autorevole, che lascerà la bocca amara a molti. Leggete tutto, fino in fondo.
Ma si sa, la verità è una medicina cattiva che non tutti sono disposti a ingoiare.

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