Pensieri e Parole – #RoadToRio? No…#Road(S)ToRio

#RoadToRio è indubbiamente uno degli hashtag più diffusi sui social in quest’ultimo anno.
Con o senza slow motion, creativi o banalotti, sono decine di migliaia i filmati pubblicati su Instagram, Facebook o Twitter da parte di quegli atleti che hanno cercato di raccontare in pochi secondi il cammino che stavano percorrendo per coronare il loro sogno olimpico. E che si tratti di sicuri protagonisti come Bolt o Lavillenie o di oscuri gregari delle piste per cui la sola partecipazione è essa stessa un traguardo, tutti quei filmati nascono da un punto di vista condiviso: l’impegno, la fatica e la perseveranza portano al risultato e questo porterà all’Olimpiade.
Insomma, tutte quelle brevi clip sembrano dire: “Vuoi arrivare a Rio? E allora segui le indicazioni per “lavoro”, prosegui per “abnegazione”, sempre in direzione “lealtà e rispetto delle regole”. E’ quella la strada per Rio”.
Ma attenzione, ridurre a uno slogan di tre parole una realtà complessa può far pensare di avere la verità in tasca, può far credere che soltanto quello sia il percorso giusto ma non è detto che sia veramente così. 
Perchè tutte le strade portano a Roma, scusate, a Rio, ma ci sono quelle che passano per Saxa Rubra e quelle che passano per Rotterdam.
Siamo veramente stanchi di parlare del caso Schwazer, dei cambiamenti ai criteri di selezione delle squadre nazionali, dei test ad personam e di tutta la divisione in guelfi e ghibellini che questa storia ha creato. Se la massima dirigenza dello sport italiano ha così a cuore le sorti dell’altoatesino molto probabilmente è perchè possiede una visione del futuro che la nostra manifesta miopia non ci permette di raggiungere, facciamo ammenda. 
Tuttavia non possiamo condividere l’intervista del Presidente del Coni Malagò che, fra un’esitazione e un’imbarazzata grattatina di testa, definisce Schwazer “un atleta a cui non è stato regalato niente”, uno nei confronti del quale “i regolamenti sono stati rispettati in modo religioso”. No Presidente, noi forse siamo stati distratti e svogliati prima, durante e dopo il “catechismo” che va avanti da un anno a questa parte, ma non ricordiamo nessun precedente in cui le regole siano state stirate fino all’estremo come in questa occasione.  In ogni caso, indipendentemente dal fatto che la si condivida o meno, pare inevitabile che la linea Malagò vada avanti imperterrita e, a meno che un’entità superiore (leggi Iaaf o Wada) non ci metta lo zampino, porti a casa il punto. E forse prima o poi, nonostante la nostra miopia, riusciremo a capire il disegno superiore che la sottende. 
Catherine Bertone
Quello che siamo certi di non riuscire a capire (lasciatela anche a noi qualche sicurezza…) è quali siano regole che si stanno applicando a Catherine Bertone, la quarantaquattrenne pediatra che domenica scorsa ha chiuso la Maratona di Rotterdam in 2.30.19, seconda italiana in lista negli ultimi due anni.
Subito dopo la straordinaria prestazione olandese il CT Magnani si è complimentato con la runner valdostana, aggiungendo però che non sarebbe potuta essere convocata per la maratona Olimpica per una richiesta di “rigore” nelle convocazioni da parte del Coni, ma che se lo avesse voluto avrebbe potuto partecipare alla “mezza” degli Europei di Amsterdam. Apriti cielo.
Una ridda di interventi a favore dell’atleta della “Sandro Calvesi” è piovuta da ogni dove e per sostenerla si sono mossi fra gli altri Giorgio Rondelli e Valeria Straneo. La Gazzetta dello Sport ha lanciato una campagna per chiedere di riconoscere il merito di questa mamma di talento. Perfino il noto marchio sportivo Brooks, che per inciso non è sponsor della Bertone, ha chiesto sulle pagine del suo blog di riconsiderare la questione. 
Allora macchine indietro tutta…o quasi. E su La Stampa di Aosta di ieri viene riportata la nuova opinione del Ct, più possibilista e che lega la trasferta sudamericana della Bertone al piazzamento della gara di Amsterdam, ora non più opzionale ma propedeutica… 
Quale potrebbe essere il piazzamento della Bertone a Rio? Il responsabile tecnico azzurro ipotizza al meglio un trentesimo posto e da esperto di maratona qual è probabilmente è nel giusto. 
Valeria Straneo
Ma è così importante quali siano le sue possibilità di classifica? Riteniamo non sia questo il motivo del contendere. Il fulcro di tutta questa vicenda sono le regole che sembrano diventare rigide o flessibili a seconda di chi deve esservi assoggettato e questo diventa ancora più stridente se si contrappongono un atleta che si è sudato il suo premio e uno per cui bisogna rincorrere cavilli regolamentari. Per la Bertone non servono artifici retorici sulla differenza fra “iscrivibilità” ed “eleggibilità”, per Schwazer, comunque la si pensi su di lui e sulla sua storia, sì.
Per questo abbiamo messo l’immagine che vedete all’inizio sulla copertina della nostra pagina Facebook e, se siete d’accordo con noi su questo tema, vi invitiamo a fare lo stesso (qui il link dove condividere la foto).
Ai Giochi sì a Bertone, no a Schwazer. Perchè tutte le strade portano a Rio, ma non sono tutte uguali.

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