Call Room – Cum grano Salis. Silvia racconta.

Roberto “Freak” Antoni, il leader della storica band punk degli Skiantos, sosteneva che “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”.

Nessuna affermazione è mai sembrata più vera quando due giorni fa si è diffusa la notizia che Silvia Salis dovrà rinunciare alla sua terza olimpiade a causa di un infiammazione cronica a un adduttore che non le da pace. Immediatamente la rete è stata sommersa da una grande ondata di solidarietà nei confronti della martellista genovese. Sintomo di un rapporto privilegiato con i fans, fatto di stima e affetto nei suoi confronti, che ha pochi eguali nell’atletica azzurra.
“Sinceramente mi fa piacere che si percepisca questo dall’esterno. Io posso solo dire che sono una persona diretta. Mi piace essere indipendente, ho un carattere forte e questo non sempre piace a tutti, ma in generale credo che le persone apprezzino chi si mostra per quello che è.”
Questo non è stato un anno facile. Prima la tempesta in un bicchier d’acqua dei whereabouts e ora la rinuncia a Rio. La questione delle mancate reperibilità, per chi era minimamente informato sui fatti, è sempre stata chiarissima. Tutavia la gran parte della stampa nazionale ha sparato a zero su di te e sui tuoi colleghi e tu sei stata una delle più decise a difendere, giustamente, la vostra onorabilità. Al tempo stesso mentre su di voi venivano gettate palate di fango quella stessa stampa si comportava molto diversamente nei confronti dell’operazione di “recupero” di Schwazer. Se non erro tu sei studentessa in giornalismo. E’ facile immaginare che questa storia sia stata piuttosto difficile da digerire sul piano umano. Per quanto riguarda il piano professionale, che idea ti sei fatta di come i media hanno trattato la questione? Ritieni che abbiano usato due pesi e due misure? 
“Sì, attualmente sono iscritta all’Università di Roma e mi mancano pochi esami alla laurea. In queste due vicende si sono palesati due meccanismi malsani che imperano in Italia: il primo è l’utilizzo della cosiddetta “macchina del fango”che travolge senza scrupoli persone coinvolte in vicende che non sono per nulla chiare con il solo scopo di distruggere la loro immagine. Il secondo è la riabilitazione mediatica del colpevole che da tale passa ad essere eroe solo perché dopo aver infranto la legge inizia a comportarsi in maniera legale come chiunque altro.
Balassini, Claretti, Salis e poi…tante ragazze di belle speranze e discrete qualità, che hanno fatto belle cose a livello giovanile ma non sono riuscite a fare il salto di qualità e diventare competitive a livello internazionale da Senior. Secondo te perchè il settore lanci italiano non sforna talenti con continuità così come succede in altri paesi? 
“A mio modesto parere, ma non sono un tecnico nè un dirigente, a parte le problematiche relative alle tecniche di allenamento ed al reperimento di giovani atleti veramente portati per una determinata disciplina, il problema negli ultimi anni  sta anche nel proliferare di manifestazioni giovanili che scimmiottano quelle assolute. 
Mi spiego meglio:spingere sull’accelleratore a 16-17 per partecipare, o anche vincere, manifestazioni come olimpiadi giovanili o simili porta a pensare ad atleta e tecnico di essere già con un piede nel mondo dell’atletica che conta. Senza contare l’aspirazione a entrare in un gruppo sportivo.
Invece sei ancora lontanissimo.
Io posso portare il mio esempio. Grazie al mio primo allenatore Valter Superina ed alla sua visione del giovane atleta, non mi sono tolta grandi soddisfazioni da Allieva e Junior ma poi ho fatto due Olimpiadi. Tanti miei compagni”fenomeni”a 20-22 anni hanno smesso.”
Facciamo tutti gli scongiuri possibili e immaginabili. Il tuo infortunio è non solo fastidioso e doloroso, ma prevede anche un lento recupero e per molto tempo ti impedirà di allenarti. Uno stop così lungo, per un atleta di 31 anni che ha già alle spalle una carriera piena di soddisfazioni non è facile da affrontare. Hai detto di voler tornare in pedana nel 2017 dopo aver sistemato le cose. Dove trovi ancora le motivazioni per andare avanti nonostante potresti legittimamente tirare i remi in barca, ricevere i giusti onori e magari, come hai raccontato, intraprendere un’altra carriera?
“La mia priorità adesso è guarire, non sentire più dolore, sono esasperata da due anni continui di problemi non mi piace lamentarmi ma finché non starò bene non riprenderò.
È chiaro che pensi anche all’eventualità che questo problema cronico non sparisca e che per fortuna abbia delle aspirazioni lavorative future. 
Nel bene o nel male per me l’Atletica, passione a parte, è un lavoro che ho sempre rispettato e lo farò finché lo potrò fare ad alto livello. Per rispetto nei confronti di chi lavora con me, delle Fiamme Azzurre e della Federazione.”
Ripetiamo gli scongiuri di cui sopra. Come abbiamo già detto, fin qui la tua è stata una carriera lunga e piena di soddisfazioni, ma com’è normale anche con qualche delusione.  Se dovessi decidere di abbandonare l’attività domattina qual è il ricordo più bello  e qual è il rimpianto o il rimorso che Silvia Salis appenderebbe al chiodo insieme alle scarpe da lancio?
Il mio più grande rammarico è il terzo lancio nullo di pochi cm fuori settore ai Mondiali di Daegu nel 2011. Era oltre i 70 metri e  mi avrebbe fatto accedere alla finale ad 8. Invece rimasi nona a pochi centimetri dall’ottava che poi venne squalificata per doping. In realtà risulto finalista ma avrei voluto fare davvero quei tre lanci in più.
Il mio ricordo più bello invece non è legato a un Mondiale o a un’Olimpiade. Risale al 2009, quando vinsi i Giochi del Mediterraneo a Pescara. Poco tempo prima ci fu il terremoto che devastó L’Aquila e sconvolse le zone limitrofe. In quel periodo ogni albergo della costa si era messo a disposizione dei terremotati e quel giorno allo stadio ve ne erano molti che avevano perso tutto. Far suonare l’inno per loro e cantarlo insieme mi ha fatto sentire più che mai orgogliosa di essere Italiana.”
E allora in bocca al lupo e arrivederci Silvia. Perchè tutti noi vogliamo sentire ancora a lungo il giudice che grida: “In pedana Salis!”

Le foto di Silvia Salis sono di Claudio Licciardello

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