Call Room – Volere volare. Francesca Semeraro, più in alto di tutto.

foto Colombo/Fidal
Se chiudi gli occhi senti l’odore del mare  e allora il nero della pista di atletica di Taranto è meno triste. Quando li riapri vedi le erbacce, le buche, lo stato generale delle strutture e ti chiedi: “Come si fa ad allenarsi qui?”La risposta è scontata quanto la domanda. Devi amare quello che fai a tal punto che non bastano queste difficoltà a fermarti.
Francesca Semeraro ama volare. L’ha scoperto da bambina quando volteggiava fra gli staggi delle parallele asimmetriche e rimbalzava sulla pedana del corpo libero, se n’è convinta ancor di più quando dopo sette anni di palestra è uscita all’aperto e ha scoperto l’atletica leggera. Le corse, i lanci, le prove multiple e a quattordici anni Danilo Diana, quello che è tuttora il suo tecnico, l’ha accompagnata alla pedana dell’asta. “Mio padre ha fatto atletica e io mi sono appassionata guardando le gare in tv – racconta la saltatrice pugliese – All’inizio allenarsi è stato facile, ero piccola e pensavo soltanto a “spaccare tutto”, a spingere al massimo, Col tempo le condizioni dell’impianto si sono fatte sentire ed è arrivato anche qualche piccolo problema fisico. Allenarsi su un manto che è per lo più asfalto, cercando di evitare le buche, non è proprio una situazione ideale, ma non mi sono mai pentita di aver scelto l’atletica”.
foto Colombo/Fidal
C’è stato un momento in cui quella pista ha avuto lo stesso colore rosso di quelle che frequentano le sue colleghe saltatrici. Francesca, però, così non l’ha mai vista. Eppure, nonostante si alleni in condizioni davvero precarie, ha un curriculum invidiabile e al primo anno da Juniores ha già saltato 4.05.
“Ogni volta che è arrivato un risultato importante mi sono sentita dire dai vari politici che avrebbero dovuto mettere mano alla ristrutturazione del campo: “Brava! Nonostante la struttura dove ti alleni sia in pessime condizioni tu vinci ugualmente”. Il concetto sembra essere che se i risultati arrivano allora le cose stanno bene così. Non sanno che dietro quei risultati ci sono un mucchio di sacrifici miei. della mia famiglia e del mio allenatore. Io ho una vita a dire poco movimentata: la scuola, lo studio pomeridiano, gli allenamenti e gli altri impegni quotidiani mi richiedono molto tempo e per saltare, visto che a Taranto non è possibile, devo andare due volte la settimana a Grottaglie, a circa 25 chilometri, dove c’è una pedana passabile. Se potessi allenarmi in condizioni normali, magari potendo usufruire anche di un impianto indoor probabilmente avrei già fatto molto di più, ma chi può dirlo? La realtà è questa ed è con questa che devo misurarmi.” 
Il padre di Francesca al lavoro sulla pedana
Per migliorare la realtà in cui vive, questa diciottenne dal sorriso aperto e dalla volontà di ferro non si tira indietro e quando è stata invitata a salire sul palco della manifestazione per il primo maggio nella sua città ha avuto la stessa grinta che mette sempre in pedana.
“Ho avuto molti riscontri al mio appello, molte manifestazioni di solidarietà da parte del mondo dell’atletica italiana. Ho accettato di parlare dal palco perchè quella era una delle ultime e più forti possibilità di farmi sentire. Purtroppo come temevo anche quest’appello è caduto nel vuoto. Nessuna risposta. Solo silenzio”. Un indifferenza alle sue difficoltà che non è generalizzata in una città che sta attraversando un momento difficile a livello generale. “Voglio ringraziare Michele Riondino (l’attore che ha interpretato Pietro Mennea nella fiction televisiva, NdR) e tutto il “comitato lavoratori e cittadini liberi e pensanti” che ha organizzato l’evento e ha voluto che facessi un intervento. Non so se otterremo dei risultati, ma è stata un’opportunità preziosa.”
foto Colombo/Fidal
Intanto, mentre suo padre insieme ad alcuni amici sta ricostruendo a spese proprie la pedana, Francesca pensa al suo futuro, a quello che farà da grande. Al percorso che molto probabilmente la porterà molto lontano dalla città dei due mari per continuare a inseguire il suo sogno di volare.
“Sono all’ultimo anno di liceo e sono di fronte a un bivio. Se non dovesse arrivare la chiamata in un gruppo sportivo militare o se non dovesse esserci la ristrutturazione del campo dovrò trovare una sistemazione alternativa. Sto valutando l’ipotesi di frequentare l’università a Varese, dove verrà rinnovata la pista e dove potrei avere un tecnico a seguirmi, ma sono ancora molto indecisa. Ho anche ricevuto un’offerta da un’università americana, ma non ho accettato e non me ne sono pentita nonostante tutto .”
Avanti nonostante tutto. Perchè una ragazza che a diciotto anni ha già un curriculum come il suo non può mollare. “In tanti mi dicono che ho un bel curriculum e se questo è vero lo devo soprattutto a chi mi ha supportato in tutti i modi in questi anni: la mia famiglia, il mio allenatore  e la mia società, l’Alteratletica Locorotondo. Spero di poterlo arricchire ancora in futuro.”
 
 
SEGNI PARTICOLARI

 
Francesca Semeraro è nata a Taranto il 5 ottobre 1997
Allenatore: Danilo Diana
Società: Alteratletica Locorotondo (precedentemente Cras Taranto)
Record personale salto con l’asta:4.05m 
Nel suo palmares a oggi figurano sei titoli italiani, il record italiano cadette e altri tre piazzamenti sul podio in diversi campionati nazionali.
A livello internazionale spiccano la medaglia d’argento alle Gymnasiadi di Brasilia nel 2013 e la finale degli europei juniores di Eskilstuna 2015. Ha vestito per sei volte la maglia azzurra.
Qui un servizio di Tv Med sulla situazione in cui versa il capo scuola tarantino. Il video è stato pubblicato il primo marzo 2016.

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