Doping World – La rabbia di Serghej

Serghej Litvinov Jr con la nazionale russa
L’esclusione della nazionale russa dalle Olimpiadi, la clamorosa sospensione del laboratorio antidoping di Rio de Janeiro, fino alla “bomba” della presunta nuova positività di Alex Schwazer.
Il doping è un’eclisse per la comunicazione sportiva. Si frappone fra il campo e gli appassionati e fa dimenticare che il sole continua a splendere nonostante sia temporaneamente oscurato. Per uscire da quel cono d’ombra ragionare sembra sempre più inutile. Molto meglio “buttarla in caciara” come dicevano nel Regno Lombardo-Veneto. Meglio le iniziative clamorose, grida e strepiti sul palcoscenico dei media, uffici stampa che sappiano il fatto loro e siano in grado di addomesticare i fatti indipendentemente dalla realtà.
Per questo non stupisce che la storia che stiamo per raccontarvi non si sia guadagnata qualche raggio di sole. Perchè il suo protagonista non ha scelto di alzare il volume, non ha gridato al complotto, non vuole qualcuno a cui addossare colpe, cerca soltanto una spiegazione a una pena che è certo di non meritare.
Serghej Litvinov Senior 
Litvinov è un brand nel lancio del martello come Armani lo è nella moda. Il capostipite, Sergej Nikolaevich (classe 1958), fu ai vertici della specialità per tutti gli anni ’80, vincendo due titoli mondiali (Helsinky e Roma) e un oro olimpico (Seul). Serghej “Junior” ha continuato le tradizioni di famiglia, prima vestendo la maglia della nazionale tedesca, poi tornando fra le braccia della “Grande Madre Russia”, ma il suo palmares è molto meno ricco di quello del genitore. Forse, come racconta lui stesso, perchè ha scelto di gareggiare senza ricorrere a scorciatoie chimiche. Per questo, quando qualche giorno fa la Iaaf ha ufficializzato l’esclusione della nazionale russa dai Giochi, il lanciatore figlio d’arte ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta al Presidente Coe pubblicata sul sito HMMR Media.

“Quando è stato annunciato il bando della nostra nazionale dalle prossime Olimpiadi – scrive Litvinov – la reazione qui in Russia è stata un mix di rifiuto e rabbia. Molti atleti e dirigenti di vertice continuano a negare che esista un problema e sono furiosi per il fatto che la Russia sia l’unica a essere esclusa quando vi sono molte situazioni simili in giro per il mondo.
Io non sono un negazionista (…) Questa è la verità: la Russia ha un problema e la maggior parte degli atleti non comprende quanto sia grande. Al tempo stesso io non posso risolvere questo problema e per questo anche io sono furioso. Sono furioso perchè ho dedicato la maggior parte della mia vita al lancio del martello e l’ho fatto da atleta onesto. Nonostante abbia ricevuto enormi pressioni per aggirare le regole ho sempre rifiutato, ho sacrificato i risultati e ora vengo punito per questo.” 
Litvinov Jr quando gareggiava per la Germania
Quello del martellista è un grido che unisce rabbia, dolore e incredulità per essere vittima di una situazione assolutamente paradossale. “Scegliere di restare pulito non è stato facile. Il prezzo da pagare è stato quello di sentirsi chiedere dalla gente perchè non avessi vinto di più, quello di essere ritenuto un fallimento come atleta rispetto a mio padre. Sono stato battuto da avversari che avrei potuto superare e ho perso l’occasione di partecipare alle Olimpiadi di Londra, ma in ogni caso la mia è stata la scelta giusta. Non dovrò passare il resto della mia vita temendo che i miei vecchi campioni possano essere ricontrollati…”
Dalle righe del trentenne lanciatore russo traspare evidente la consapevolezza che quella brasiliana potrebbe essere per lui l’ultima occasione a cinque cerchi e, dopo aver raccontato quali siano state le azioni che ha intrapreso negli anni per mantenere cristallina la sua reputazione di atleta, conclude la lettera con una pressante richiesta a Lord Seb.
Sebastian Coe
“Come dicevo ho dovuto affrontare decisioni difficili pur di restare un atleta pulito per tutta la mia carriera, ma sono disposto a fare scelte ancora più dure. Anche a lasciare il mio paese, la mia famiglia, il mio allenatore (…) questo sport è la mia vita e io lotterò per poter tornare a gareggiare.
La prego soltanto di indicarmi chiaramente quale sia il modo per farlo”
Una domanda davvero scomoda per il nuovo leader della federatletica mondiale che si trova davanti a una delle sfide che caratterizzeranno il suo mandato presidenziale: punire chi imbroglia e al tempo stesso tutelare chi non è mai stato ingoiato dal buco nero del doping. Good luck Mr President!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: