Pensieri e Parole – Contare fino a cento

…Sessantasette…
Per quanto riguarda l’interminabile vicenda Schwazer abbiamo seguito il consiglio dato dal Professor Donati durante la conferenza stampa di un paio di settimane fa: “Qui bisogna contare fino a cento prima di farsi un giudizio.” E poichè siamo molto lenti a contare siamo arrivati  soltanto fino a sessantasette.
Nel frattempo, mentre continuavamo a sgranare il rosario dei numeri, abbiamo seguito in silenzio l’evoluzione di questa vicenda senza aggiungere una riga di inchiostro virtuale a quello che è già stato fin troppo ampiamente sparso.
Oggi, 5 luglio 2016, dovrebbe essere stato rotto il sigillo del campione B del prelievo incriminato per effettuare le controanalisi che dovrebbero mettere la parola fine su questa che, comunque vada a finire, resterà una brutta storia. Dovrebbero, ma non lo faranno.
Non lo faranno perchè la diatriba nata, cresciuta e sapientemente alimentata da alcuni intorno a questo caso, si è spostata da tempo dal piano del confronto di dati a quello del confronto di
convinzioni aprioristiche e si sa che nella morra cinese dell’informazione fede batte scienza come carta batte sasso. Se la positività non fosse confermata chi pensa che a Schwazer, così come a tutti coloro che sono ricorsi a pratiche illecite, si sarebbe dovuto precludere non solo il ritorno in nazionale ma il ritorno all’agonismo tout court, resterà della propria opinione al grido di “once cheater, always cheater!”. 
Chi invece è fautore del principio della seconda possibilità, è già pronto a tessere fumose teorie complottistiche per trovare una giustificazione al riscontro che porrebbe il marciatore nella lunga lista degli atleti disonesti e recidivi.
Noi, tanto per togliere ogni dubbio a chi legge queste righe, facciamo parte della prima categoria. 
L’obiezione che ci siamo sentiti porre più spesso in contrapposizione alle nostre tesi è “Chi paga il suo debito ha diritto a ritornare”. Obiezione che può essere accolta in quasi tutti i campi della vita, ma riteniamo non nello sport. Praticare sport ai massimi livelli agonistici è un privilegio di cui pochi sono beneficiari perchè dotati di un particolare talento e/o perchè estremamente dediti al faticoso lavoro che serve per raggiungere quei livelli. In ogni caso lo sport agonistico non è un diritto inalienabile. 

Chiedere di bandire per sempre chi bara non significa volere che venga imprigionato alla Cayenna, significa chiedere che chi non ha avuto rispetto per gli avversari (e a ben guardare nemmeno per se stesso) venga estromesso da un “gioco” che per sua intrinseca natura non può prescindere dalla fiducia fra i contendenti. E’ anche per questo che abbiamo deciso di aderire alla petizione in questo senso lanciata oggi su Change.org.
Non stiamo sostenendo che se il “lifetime ban” fosse la pena prevista per questi casi la pratica del doping sarebbe debellata. Chi può dirlo con certezza? La tentazione dell’imbroglio è innata nell’uomo. Certamente se questa fosse l’abituale conseguenza oggi non dovremmo avere dubbi (eufemismo…) su un Justin Gatlin che corre più veloce di quando fu squalificato per un’eccessiva familiarità con la chimica e poi riammesso dal talento in tribunale dei suoi avvocati, ancora più spiccato del suo sulle piste. Nè tanto meno staremo discutendo da oltre un anno del ritorno di Schwazer, ma la norma vigente prevede che la porta debba rimanere aperta e va rispettata comunque, con tutte le personali riserve del caso.
Quando tutta questa faccenda si sarà chiusa, dopo le controanalisi, dopo gli eventuali ricorsi ai tribunali sportivi e ordinari, nazionali e internazionali, ci auguriamo di non dover sentire ancora verità singole costruite su misura per se stesso da chi le professa, per tornaconto personale o per semplice volontà di credere all’idea che per motivi propri si è creato.

Se il responso dovesse essere smentito le scuse di chi è già pronto con i forconi saranno doverose, se dovesse essere confermato speriamo di non sentire ancora parlare di Mafia della Iaaf, ingerenze della Camorra sugli ispettori Wada o ancor peggio della Spectre dei bovini dopati dell’Alto Adige. 

Prima o poi anche su questa storia si dovrà giungere a una verità unica e condivisa e riteniamo che questa possa venire soltanto dalle dimostrazioni scientifiche e non dalle professioni di fede.
Sì, lo sappiamo, siamo degli illusi.
…Sessantotto…

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