“Grazie Prof…” La lettera di Gabriele Montefalcone al suo tecnico

Gabriele Montefalcone
Gabriele Montefalcone

Non tutti i divorzi hanno gli stessi effetti. Qualche ora fa abbiamo riportato l’intervista di Alessia Trost al Messaggero Veneto in cui la saltatrice friulana ha raccontato della burrascosa separazione dal suo tecnico Gianfranco Chessa,  ora riportiamo la lettera che Gabriele Montefalcone ha voluto scrivere al suo allenatore Gioacchino Paci pubblicata sul sito di Fidal Lazio.
Montefalcone, Campione Italiano Juniores dei 400 ostacoli e azzurro ai Mondiali di Bydgoszcz, l’anno prossimo frequenterà la facoltà di fisica teorica dellla Princeton University negli Stati Uniti e ha scelto di salutare in questo modo il suo allenatore.

Ogni commento è assolutamente superfluo.

Grazie Prof, semplicemente Grazie!

Ti suonerà strano che io ti chiami così, non lo avevo mai fatto eppure credo sia la definizione che più ti calza. Infatti Gioacchino, tu non sei un allenatore, non sei un presidente, non sei un rivenditore né tantomeno un organizzatore, tu sei molto di più: semplicemente un professore, un insegnante di vita nel senso più alto del termine.

Hai questa innata capacità di trasferire le tue conoscenze a chi ti circonda lasciando incantati tutti gli interlocutori, anche quelli più scettici. Tu sei uno dei pochi che conosco ad avere un rispetto reverenziale per la Parola in quanto tale; troppi al giorno d’oggi credono che l’importante sia farsi “capire” e utilizzano parole fuori contesto e non nel modo più appropriato. Tu no, tu pesi ogni singolo vocabolo, ogni singola preposizione per esprimere un concetto o dar vita a un’idea.

Quindi No, Tu Gioacchino non puoi preoccuparti di come vengono percepite a volte le tue affermazioni, tu non puoi preoccuparti di gestire al meglio determinate “relazioni”, tu non puoi cercare di “venderti meglio” al pubblico in modo da ottenere qualche riconoscimento in più. È giusto che tu resti così, schiettamente e inequivocabilmente la persona che hai sempre dimostrato di essere: un onesto, un appassionato e un grande sognatore. Non tutti ti hanno capito e non tutti ti capiranno ma sinceramente non importa, io l’ho fatto e sono qui ora a dimostrartelo.

Io ti ringrazio, ti ringrazio veramente per avermi accolto nonostante quando mi presentai da te, rappresentassi quanto tu più odi dell’atletica. Ero solo un piccolo ragazzino montato e irrispettoso; ti ringrazio per aver creduto in me, ti ringrazio perché alla fine hai avuto ragione tu, hai vinto tu stavolta Gioc!

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Ricordo con il sorriso le volte che mi hai insultato, deriso o addirittura cacciato dall’allenamento; ricordo con ancora più piacere le volte che mi hai affrontato faccia a faccia, mettendomi spalle al muro; ricordo con così tanta gioia questi momenti perché è la loro somma che mi ha portato ad essere la persona che sono ora. Non potrei mai dimenticare quando, stufo di sentirmi “straparlare” di quello che avrei potuto fare o di quello che sognavo, mi hai affrontato dicendomi una delle tue frasi più provocatorie:

< Gabriele, basta fare atletica parlata, gli obbiettivi non esistono! >

Voglio essere sincero con te stavolta, non ho creduto a quella frase neanche per un secondo quando me l’hai detta. Ho iniziato semplicemente a tenermi i miei sogni per me senza dirli più ad alta voce, sapendo che altrimenti ti saresti irato moltissimo. Ora però devo dire che ho capito, ho capito perfettamente cosa intendi con quell’affermazione. Credo sinceramente sia una finezza che solo in pochi possono apprezzare ma è la verità: Non esistono obiettivi… io infatti non ne ho.

Io amo correre, amo allenarmi, amo spremere il mio corpo fino all’ultimo e non c’è risultato che possa surclassare la gioia di entrare ogni giorno al campo di allenamento e superarmi ancora una volta. Grazie a te, ho imparato ad amare il percorso più del risultato in fondo ad esso, poiché questo non è altro che una conclusione logica di tutto il viaggio fatto durante l’anno e non merita più risalto.

Il punto di questa interminabile lettera è che Tu prof, non mi hai semplicemente insegnato le fasi della corsa o qualsivoglia esercizio atletico, tu mi hai insegnato ad andare a prendermi tutto ciò che voglio, godendomi spensieratamente il percorso con quella mia sfrontatezza che avresti tanto voluto avere anche tu da giovane. Perciò non ti incazzare se ti lascio e parto per l’America, perché se sono riuscito ad arrivare fin qui è merito anche tuo.

Io, stanne certo, non potrò mai dimenticare quando ogni volta dopo una o due ore di allenamento estenuante, prima di iniziare le ripetute in pista ci guardavi e ci dicevi:

< Forza ragazzi adesso incominciamo l’allenamento >

Bè ora Gioc sono passati 5 anni di esperienze incredibili passate insieme e allenamenti distruttivi, io sono in partenza per gli Stati Uniti e non potrò sapere come andrà, perciò l’unica cosa che mi resta da dirti è:

Stai tranquillo sono Pronto, Ora Incomincia il mio vero Allenamento!

Gabriele Montefalcone

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