Povera Africa – L’ira funesta di Mugabe e i kenioti abbandonati.

Stefano Tilli
Stefano Tilli

Qualche giorno fa, un’intervista rilasciata da Stefano Tilli alla Gazzetta dello Sport, ha causato non pochi malumori fra gli azzurri di ritorno da Rio. Al microfono di Andrea Buongiovanni l’ex-sprinter non ha avuto peli sulla lingua nel rispondere alla domanda su cosa non gli fosse proprio piaciuto della spedizione olimpica.

 

 

“Cominciamo dall’atteggiamento di certi atleti: ma è mai possibile, a un’Olimpiade, presentarsi in zona mista e dichiarare, come è successo, “l’importante è esserci” o “son venuto per divertirmi”? A Gardaland, ci si va per divertirsi”

Insomma, affermazioni non proprio in punta di fioretto, che a qualcuno hanno fatto storcere il naso, ma che rimangono all’interno dei rassicuranti confini della dialettica.
Sarebbe ben più grave, invece, la situazione della squadra olimpica dello Zimbabwe.
Secondo un report rilanciato da diversi media africani, ma smentito dal governo di Harare, il famigerato Presidente/Dittatore Robert Mugabe avrebbe ordinato al capo della polizia di arrestare l’intera squadra olimpica di ritorno da Rio de Janeiro, colpevole a suo parere di non aver ottenuto risultati dignitosi ai Giochi brasiliani.
Le parole di Mugabe sarebbero state molto meno diplomatiche di quelle del commentatore Rai.

Robert Mugabe
Robert Mugabe

“Abbiamo sprecato il denaro del Paese su questi ratti che chiamiamo atleti. Se non erano pronti a sacrificarsi e vincere almeno una medaglia di legno come hanno fatto i nostri vicini del Botswana, perchè sono andati a buttare i nostri soldi?”

Mugabe, leader del paese africano dal 1980, è noto alle cronache politiche internazionali per essere stato accusato di diverse violazioni dei diritti umani, ed è “persona non grata” per Stati Uniti e Unione Europea.

Il Presidente dell’ex Rodhesia avrebbe rincarato la dose in questo modo.

“E’ come se un uomo impotente avesse sposato cinque donne. Che senso ha? Potete stare certi che i costi di questa gita turistica in Brasile verranno ripartiti fra tutti loro e che ripagheranno per intero il loro debito verso il governo. Anche se ci volessero 10 anni”

La sistemazione post villaggio olimpico dei kenioti
La sistemazione post villaggio olimpico dei kenioti

Ma quella della squadra dello Zimbabwe non sarebbe l’unica storia olimpica africana finita male.
Secondo quanto raccontato da Wesley Korir, maratoneta e membro del parlamento di Nairobi, pare che il team del Kenya, per risparmiare qualche soldo sui voli, abbia deciso di far tornare in patria la sua delegazione tre giorni dopo la fine delle Olimpiadi. Dovendo rimediare una sistemazione per i tre giorni successivi alla chiusura del villaggio olimpico, gli atleti sarebbero stati alloggiati presso una locanda in una delle favelas della periferia di Rio in camere a dir poco fatiscenti, circondati da immondizie e spaventati per le continue sparatorie che avvenivano in strada.

Il Tweet di Korir in Aeroporto. "Mai stato così felice di andarmene. Dopo notti piene di paura e spari non vedo l'ora di rivedere la mia famiglia"
Il Tweet di Korir in Aeroporto.
“Mai stato così felice di andarmene da un posto. Dopo notti piene di paura e spari non vedo l’ora di rivedere la mia famiglia”

Una situazione a dir poco paradossale a cui due giorni fa si è aggiunto il colpo di mano del ministro dello sport del Kenya Hassan Wario che ha disciolto il Comitato Olimpico nazionale e lo ha sostituito con una commissione di otto membri di nomina governativa.
Di certo questa mossa mette il governo in rotta di collisione con il Cio, se possa risolvere i problemi di endemica corruzione che affliggono lo sport, così come gran parte della società  di una delle nazioni più vincenti dell’atletica, lo vedremo.

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