Quer Pasticciaccio Brutto de Via Flaminia Nuova N°2

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Alessia Trost
Alessia Trost

E’ di poco fa il nuovo scambio al vetriolo fra la Fidal e l’oramai ex tecnico di Alessia Trost, Gianfranco Chessa, a proposito delle modalità con cui sia stata presa la decisione di cambiare allenatore da parte della saltatrice friulana.
Ieri un comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Fidal, non firmato e in quanto tale attribuibile al Presidente Giomi facendo un parallelismo con quanto avviene in questi casi sui quotidiani, recitava così:

Al fine di meglio comprendere tutti gli aspetti della vicenda che ha portato l’atleta Alessia Trost al cambio di guida tecnica, la FIDAL comunica quanto segue.
Nel 2015, in un incontro formale con il Direttore Tecnico Organizzativo Massimo Magnani, Gianfranco Chessa, allenatore di Alessia Trost, dichiarava che, per il bene di Alessia, ove fosse stato ritenuto utile, avrebbe fatto un passo indietro, confermando ancora una volta il proprio spessore di uomo e di tecnico, votato al successo dell’atleta e non al proprio. Massimo Magnani gli confermò la piena fiducia.
A marzo 2016, dopo i Campionati mondiali indoor di Portland, il risultato non positivo di Alessia riportò alla ribalta l’argomento; la Federazione fece all’epoca una serie di esplorazioni per trovarsi pronta, ove, a fine stagione, tecnico e atleta avessero espresso l’intenzione di cercare altre strade. In questa fase fu consultato anche Marco Tamberi, che espresse la sua indisponibilità.
A maggio di quest’anno, Alessia Trost si è allenata in Spagna prima a Barcellona, con Marco Tamberi, e poi a Santander, con Gianfranco Chessa, nella più assoluta condivisione. Ai Giochi Olimpici di Rio, fino a pochi giorni prima della partenza, era previsto che Alessia Trost e Desirée Rossit fossero naturalmente accompagnate da Chessa; di fronte alla sua sopraggiunta indisponibilità, le atlete espressero la volontà di essere seguite l’una (Rossit) da Giuliano Corradi, l’altra (Trost) da Marco Tamberi, esattamente come era avvenuto ad Amsterdam, in occasione dei Campionati Europei. Marco Tamberi fu re-inserito in squadra dopo essere stato cancellato per l’infortunio del figlio Gianmarco.
Quanto espresso sopra, è un percorso lineare, in cui tutte le parti hanno sempre agito per il bene dell’atleta, cosa che certamente tutte le parti in causa, Federazione, società e tecnici, continueranno a fare.”

Alfio Giomi
Alfio Giomi

A questo comunicato, che avevamo deliberatamente scelto di non commentare in quanto ci lasciava perplessi su diversi aspetti della questione, a nostro modesto parere spiegati male o per meglio dire omessi dalla lettera presidenziale, ha risposto oggi Gianfranco Chessa con una lettera aperta al Presidente Giomi che riportiamo integralmente.

“LA COERENZA DELLA FIDAL
Lettera aperta al Presidente Giomi
Caro Alfio,
Scusa se uso un tono amichevole, ma conoscendoci da quando, nel lontano 1982, tu dirigente ed io tecnico, accompagnammo in Francia una nazionale giovanile, mi sembrava artificioso rivolgermi a Te con il Lei.
Ho atteso alcuni giorni, come da Te domandato, nella speranza di ricevere, come promesso, una nota chiarificatrice sulle vicende riguardanti una atleta da me allenata e sulle presunte (?) Tue spinte al cambio tecnico. E finalmente ieri la Federazione ha fatto sentire la propria voce con un comunicato stampa pubblicato su fidal.it, che mi sembra sconfessi quanto sinora sostenuto dagli altri protagonisti della vicenda, i quali sostengono che questa decisione non sarebbe stata presa prima di Rio.
Ribadisco ancora una volta che penso sia lecito e comprensibile che, dopo anni di lavoro nello stesso ambiente, seppur protetto e ideale, possa esserci la volontà di cambiare. Le modalità con cui questo debba avvenire concernono alla sensibilità ed alla intelligenza dei protagonisti.
Sono convinto, ad esempio, che qualsiasi altro allenatore italiano, un minuto dopo essere stato contattato dalla Federazione, dopo che questa – stando al comunicato ufficiale – a marzo di quest’anno avrebbe deciso senza comunicarmelo di verificare la disponibilità di altri tecnici, mi avrebbe chiamato al telefono per chiedermi cosa stesse succedendo. Questione di correttezza!
Al tempo stesso, mi chiedo se non fosse forse il caso, sempre a marzo, di parlarne a quattr’occhi, vista la mia conoscenza dell’atleta e dei suoi trascorsi tecnici e personali, in modo da poter trovare la soluzione migliore senza farsi condizionare da sensazioni istintive ed emozioni del momento.
Mi rammarica comunque constatare che la mia disponibilità a fare un passo indietro (dichiarata anche prima del 2015) sia stata interpretata come un’assunzione piena e personale di responsabilità per risultati non conformi alle attese, e non come una richiesta di cercare altre motivazioni e soluzioni che non fossero squisitamente tecniche. Ma tant’è, accollare sempre le responsabilità ai tecnici sembra la soluzione più semplice.
Ci tengo inoltre a precisare che, prima dei campionati europei, espressi al DTO la mia opinione su chi avrebbe potuto sostenere al meglio le atlete sia in questa occasione che alle Olimpiadi, lasciando ovviamente a lui la libertà di decidere. Accontentare gli atleti in tutto e per tutto ha portato, in questo come in altri casi, a delegittimare di fatto quelle persone che, solo qualche mese prima, erano state nominate Advisor e Coordinatori di settore.
Un altro segnale contradditorio e di scarsa sensibilità è arrivato sotto forma di Email. Chiedo a Te come considerarlo.
Lo riporto integralmente qua sotto:
Da: INTERNATIONALDEPT [mailto:internationaldept@fidal.it]
Inviato: mercoledì 31 agosto 2016 11:54
A: ‘gianche1@iol.it;
Cc: ‘Roberta Russo’; ‘INTERNATIONALDEPT’
Oggetto: European Coach Award
Priorità: Alta
Buongiorno,
con la presente la informiamo che il Presidente federale Alfio Giomi ha proposto, in accordo con i consiglieri federali, la sua nomina per un premio, denominato European Coach Award, istituito dalla Federazione Europea per i coach che si sono maggiormente distinti nell’anno.
A tal riguardo, cortesemente Le chiediamo di compilare in inglese la Form allegata e rispedirla (potrà scrivere a penna e scannerizzarla); tale Form sarà poi compilata online da questo ufficio sul sito della Federazione Europea.
Le chiediamo inoltre di inviarci anche un suo CV, possibilmente in inglese, una foto formato Jpeg, ed allegare, se ne è in possesso, premi, articoli o altro che potrà influire sull’assegnazione del suddetto Award.
Cordiali saluti,
Settore Internazionale
Barbara Greco
FIDAL Settore Internazionale
FIDAL International Dept
internationaldept@fidal.it
Tel. +39 06 3348 4774 – Fax. +39 06 56561069
Via Flaminia Nuova, 830 – 00191 Roma, Italy
Stante la situazione che è stata creata, non mi sono però sentito di rispondere a tale mail ed ho declinato l’invito anche alla successiva telefonata di sollecito che mi segnalava la scadenza al 1° settembre.
Non sono avvezzo a chiedere ricompense o contentini, per cui rispedisco al mittente la Tua proposta e mi scuso con chi eventualmente avesse segnalato il mio nominativo: sono convinto infatti che l’apprezzamento verso una persona non si manifesti con premi e riconoscimenti, ma soprattutto con comportamenti leali, corretti e sinceri.
Parafrasando il Principe Antonio De’ Curtis, mi verrebbe da dirTi: “Ma mi faccia il piacere!!!”
Passo e chiudo con questa telenovela.
Gianfranco Chessa”

Giovanni Malagò
Giovanni Malagò

Un vecchio adagio contadino delle nostre zone recita “un fosso si fa sempre con due rive” e riteniamo che anche in questa occasione la saggezza popolare vada rispettata.
Di certo sulla riva dell’establishment romano, sia quella Fidal, sia quella Coni che ha fatto una gaffe (vera? falsa?) facendo scoppiare il bubbone di questa “telenovela” come la definisce Chessa, c’è una nebbia fitta che andrebbe dissipata al più presto.
Nel comunicato non è chiaro, o quantomeno non lo è per noi, quali siano state le modalità e le tempistiche di quella che riteniamo comunque una scelta più che legittima da parte di Alessia Trost di rivolgersi a un altro tecnico. Quello che non riusciamo proprio a capire è: quando questa decisione è stata presa definitivamente? Quando la struttura tecnico/dirigenziale  della Fidal ne è stata messa al corrente? Chi ha dato il “placet” a questo trasferimento? Per quale motivo questa determinazione è arrivata a conoscenza prima del Presidente del Coni Malagò che, con tutto il dovuto rispetto per il suo ruolo, non è un naturale protagonista della vicenda, piuttosto che del coach della suddetta atleta? Perchè il suddetto Presidente Malagò, al quale evidentemente non è stato chiesto di mantenere il riserbo sull’argomento, ha dato la notizia durante la conferenza stampa di chiusura dei Giochi? Era una notizia così rilevante da non poter aspettare qualche giorno e un chiarimento a quattr’occhi?
Riteniamo che rispondere a queste domande sarebbe molto utile per togliere ogni possibile alone di dubbio a una vicenda che ancora una volta mette in cattiva luce la nostra federazione.

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