Call Room – Roberto “Click” Passerini. L’uomo dietro l’obiettivo

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Storia di un amore. Roberto “Click” Passerini, il fotografo che racconta l’atletica. Gratis.

“Il termine serendipità è un neologismo che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra….” (Wikipedia)

Yassine Rachik, Said Ettaqy, Yassin Bouih, Pietro Riva, Yohanes Chiappinelli, Alessandro Giacobazzi, Yeman Crippa Nekagenet Crippa
Hyeres, 2015. Roberto Passerini con gli azzurrini agli Europei di Cross Country

Il  telefono squilla un paio di volte, poi arriva il “pronto”. La cadenza è veronese, il tono è allegro e un po’ stupito.
“Ma sei proprio convinto di quello che vuoi fare?”
Certo! Stavamo cercando una bella storia da raccontare quando la foto di Roberto “Click” Passerini sulla nostra pagina ha suscitato una reazione inaspettata e travolgente: le statistiche parlano di più di cinquemila persone raggiunte, una “foresta” di pollici alzati e condivisioni. Quando Roberto ci ha inviato un messaggio per ringraziarci la voglia di conoscerlo è stata immediata.
Bastano poche battute per entrare in sintonia e l’intervista diventa subito una conversazione. Le prime curiosità da soddisfare, ovviamente, sono la motivazione di tutte queste attestazioni di stima.
“Ci stavo pensando poco fa, la reazione a quel post ha meravigliato anche me. Non saprei cosa dire. Forse il mio modo di essere “sensibile” verso l’atletica mi ha attirato molte simpatie, o forse semplicemente l’Italia è uno strano paese”.
Ride, poi comincia a raccontare come ha iniziato a guardare il mondo attraverso le lenti di un teleobiettivo.
“Ho la macchina al collo da quarant’anni. La passione per la fotografia sportiva è una “malattia” che ho sempre avuto fin da ragazzino, ma è una malattia costosa. Ho iniziato a lavorare giovanissimo, ma quando mi rimaneva qualche soldo in tasca lo usavo per viaggiare e l’attrezzatura necessaria è rimasta per moltissimo tempo solo un progetto da realizzare.”
Le foto e l’atletica, due passioni che questo veronese Doc coltiva da sempre ma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, sulle piste ci è arrivato per caso. Solo dodici anni fa.

Roberto e suo figlio Simone
Vicenza, CdS 2015. Roberto sul campo insieme a suo figlio Simone


“Ho sempre amato l’atletica, ma non ho mai messo un paio di scarpe chiodate. Giocavo a calcio ed ero uno “stradaiolo”, uno di quelli che la domenica facevano le 
gare di paese, non posso dire di essere stato un atleta. I miei miti erano Mennea, Fiasconaro e Sara Simeoni, la mia concittadina che mi onoro di definire un’amica visto che ci conosciamo da non so più quanto tempo. Ammiravo questi personaggi che compivano delle imprese incredibili, ma non sono mai stato su una pista fino a quando mio figlio non si è iscritto ai corsi dell’Atletica Insieme di Bussolengo.
Scoprire questo mondo meraviglioso è stato come rimanere folgorato: non mi pareva possibile che esistesse uno sport in cui le amicizie vanno oltre la rivalità,  in cui nessuno si insulta, in cui si fa il tifo anche per chi non fa parte della tua squadra.
Mi sono innamorato di questo ambiente e ho iniziato a scattare foto a mio figlio durante le gare, poi i genitori dei suoi compagni di squadra hanno cominciato a chiedermi qualche scatto dei loro figli e da lì in poi questo mio hobby è andato in crescendo e non mi sono fermato più.”
Un amore che non si è mai interrotto, nemmeno quando la sfortuna gli ha fatto visita sotto forma di incidente sul lavoro.
“Quello è stato veramente un brutto momento. L’infortunio  mi ha causato la frattura della colonna vertebrale e un intervento chirurgico in cui sono state “inscatolate” tre vertebre con delle barre di titanio. Sono rimasto bloccato a letto per sei mesi, ma appena ho potuto sono tornato sulle piste, aiutato da un busto particolare che mi permetteva di restare in piedi e fotografare. La sera il dolore era quasi insopportabile, ma mi mancava troppo stare sul campo.”
Mentre continuiamo la nostra chiacchierata, ci è sempre più chiaro perchè Roberto abbia raccolto tutte quelle attenzioni. In quello che fa ci mette una notevole abilità tecnica, ma soprattutto passione e una carica di umanità che non passano inosservate.
“Non sono un professionista, ma ho avuto la fortuna di poter partecipare anche ad alcuni eventi internazionali e per queste opportunità devo ringraziare quelli che mi hanno dato fiducia. La mia prima pettorina da fotografo in una grande manifestazione l’ho indossata al Meeting di Padova 2015. La devo ai dirigenti dell’Assindustria che hanno voluto premiarmi per tutto il “lavoro” gratuito che ho fatto in questi anni. In seguito ho avuto l’occasione di partecipare anche al Palio della Quercia a Rovereto, altro palcoscenico eccezionale. Un’altra bellissima esperienza, sempre lo scorso anno, è stata quella della BOclassic, la corsa di San Silvestro a cui sono stato invitato da Alberto Stretti, l’addetto stampa della manifestazione, uno che ha un amore smisurato per le corse su strada. Vedere tutti quei fenomeni correre sulle strade di Bolzano è stato assolutamente fantastico, quando poi ho visto alcune mie foto pubblicate sul sito della IAAF la gioia è stata incontenibile.”

Gianmarco Tamberi
“Gimbo” Tamberi al Meting di Padova 2015


Quando gli chiediamo perchè in Italia l’atletica, pur essendo uno degli sport più spettacolari che esistano, non riesca a trovare spazio sui media la risposta è netta.
“Credo che il problema fondamentale sia la filosofia che sta dietro il modo in cui attualmente viene fatta la promozione. La tendenza è quella di mettere in evidenza soltanto i vincitori, dimenticandosi completamente di chi è nelle “retrovie” ma oggi, in un mondo che è sempre più social e interconnesso, bisogna allargare la platea per ottenere un “effetto vortice” che faccia conoscere l’atletica anche fuori dalla cerchia di chi la pratica attivamente. Ci possono essere centinaia di modi di fare promozione, anche con costi estremamente limitati, ma serve un nuovo modo di pensare” 

Frammenti da fotografo. Shelley-Ann Fraser Price "ruba" un passaggio al pullman della Polizia
Frammenti da fotografo. Shelley-Ann Fraser Price “ruba” un passaggio al pullman della Polizia

Raccontare l’atletica attraverso le immagini è il suo chiodo fisso e per realizzare questo progetto Roberto si è unito ad alcuni amici conosciuti sulle piste e ha creato Atl-Eticamente foto, una pagina Facebook in cui pubblicano e mettono a disposizione di tutti, gratuitamente, le foto delle gare.
“Siamo in quattro e facciamo a gara a chi ci rimette meno” racconta ridendo “oltre al sottoscritto c’è Eduard Ardelean di Oderzo, un ragazzo che ha solo diciassette anni ma è già un bravissimo fotografo, il modenese Gualtiero Marastoni e Antonio De Marco, un collega toscano che si è aggregato recentemente.
La pagina ha pochi mesi e ha già superato i 4000 like. La cosa che mi fa più piacere è che è diventata una “piazza virtuale”, dove i ragazzi non solo scaricano le foto ma si incontrano, si scambiano una battuta, insomma sta diventando una  vera e propria comunità. Sono assolutamente convinto che nel “pacchetto organizzazione” di una gara la federazione dovrebbe prevedere, insieme a giudici e cronometristi, la presenza di un fotografo che regali le foto ai partecipanti e “Atl-Eticamente” è uno strumento per mettere in pratica questa mia convinzione”
“Il mio prossimo sogno da realizzare è quello di trovare i soldi necessari per andare a Chia, in Sardegna, per i Campionati Europei di Cross. Ma non avendo alle spalle una struttura che mi finanzi non sarà affatto facile”

E’ trascorsa quasi un’ora da quando ci siamo presentati, ma l’atmosfera è così rilassata che pare ci si conosca da sempre. Abbiamo materiale per dieci articoli, ma decidiamo di fargli un’ultima domanda: fra le decine di migliaia che hai fatto c’è una foto a cui sei particolarmente legato? Non necessariamente bella, una che ti “dica” qualcosa.
L’esitazione nel rispondere è quasi impercettibile, l’emozione invece no.
“Quella della gara in cui mio figlio Simone fece il limite con la 4X400 Allievi dell’Atletica Insieme. Qualche tempo dopo si infortunò e non potè partecipare alla gara

Il suo profilo migliore
Il suo profilo migliore

in cui i suoi compagni vinsero il titolo italiano. Nonostante tutto amo quella foto, perchè è la foto di un sogno tagliato. Per questo mio hobby devo ringraziare mio figlio, che mi ha fatto conoscere questo mondo, e mia moglie Laura che, sapendo quanto mi faccia stare bene, accetta pazientemente che passi i fine settimana sui campi a fotografare i ragazzi.”

Serendipità è… cercare una storia da raccontare e incontrare Roberto “Click” Passerini.

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