La lunga strada di Giada Andreutti

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La maglia azzurra, le amicizie, l’università, il rapporto con il suo tecnico, il lavoro con i bambini, i gruppi sportivi…
Non lasciatevi ingannare dal sorriso: Giada Andreutti è una friulana di ferro. Con il cuore tenero.

13254381_1128852200468707_5665703122637692445_n“Mi piace ridere. Sorrido sempre.
Sono friulana, sono piuttosto timida ma non sono chiusa. Quando mi rendo conto che con le altre persone c’è una reciproca simpatia mi lascio andare”.

Trovare una foto in cui sia imbronciata è quasi impossibile, ma basta veramente poco per rendersi conto che dietro quel sorriso Giada Andreutti nasconde una determinazione altrettanto rara. Un tratto del carattere che, come lo sport, fa parte di lei da tutta la vita. Prima ha seguito le impronte materne sul campo da basket, poi è approdata all’atletica accompagnando i cugini al campo di San Daniele del Friuli.
“Ho iniziato con il salto in alto.
Sono sempre stata molto alta fin da bambina e quella sembrava la specialità più adatta a me. Con il passare del tempo, la mia struttura fisica che è diventata più adatta ai lanci, e gli anni di pallacanestro che hanno reso i miei piedi po17185_939464762740786_5007842902337531161_nco sensibili, mi hanno portato a provare altre strade.”
Giada è giovanissima ma la sua vita sembra totalmente assorbita dallo studio e dallo sport. Frequenta la facoltà di Scienze Motorie a Gemona, lavora come tecnico con i ragazzi del club dove è cresciuta e si allena due volte al giorno. Sarebbe naturale pensare che siano i risultati che le regala la pedana a non farle pesare uno stile di vita molto diverso da quello tipico delle sue coetanee e invece…
“No, non è la soddisfazione a spingermi a fare le cose. Sono molto testarda e non mi accontento mai. Quando ho vinto il mio primo titolo nazionale ho festeggiato per dieci minuti, poi ho subito cominciato a pensare all’obiettivo successivo da raggiungere.
Voglio sempre salire al gradino successivo rispetto a quello in cui mi trovo e quindi non potrò essere soddisfatta finchè non avrò raggiunto la fine di questa scala: Tokio 2020 o le Olimpiadi del 2024.”
Determinata negli obiettivi e serena nel perseguirli, con una maturità che non sembra quella di una ragazza di ventun’anni.
“Preferisco utilizzare il mio tempo per fare quello che mi piace, magari limitando quello che gli altri chiamano ‘divertimento’.
Per me il divertimento è allenarsi, è lavorare con i bambini che mi trasmettono ogni volta una grande carica di entusiasmo. Ho la fortuna di avere molti amici che fanno sport e quindi riescono a capire le mie scelte. In ogni caso se un amico ti vuole bene veramente viene a prendere un caffè con te fra un allenamento e l’altro.
Ogni tanto vado in discoteca. Ogni tanto ci vuole, ma non è una delle mie priorità”
Gli amici sono importanti per chiunque, per lei sono fondamentali. Quando le chiediamo del suo rapporto con Desiree Rossit conferma di essere una friulana atipica e si lascia andare all’emozione.
“Ho pianto il giorno in cui ha saltato 1.92, quando ha superato 1.94, quando ha fatto 1.97, quando è arrivata11021521_898018943552035_504321280508981441_n a Rio, quando è entrata in campo per la qualifica, il giorno della finale e il giorno in cui è tornata a casa.
Abbiamo un bellissimo rapporto che va avanti da anni. Facevamo pesi insieme a Udine, abbiamo fatto insieme le prime gare di salto in alto e ci siamo avvicinate ancora di più dopo la prima nazionale, ad Ancona nel 2013. Il viaggio, la gara, il condividere l’emozione della maglia azzurra sono state cose che ci hanno fatto legare moltissimo.
Essere convocati in nazionale è più importante per la propria crescita personale che per migliorarsi come atleta. Vestire la maglia azzurra ti da l’occasione di conoscere persone eccezionali e ti apre la mente.
Partecipare alla Coppa Europa di Arad è stato come aprire la porta su un mondo nuovo. Trovarmi di fianco a un mito come Melina Robert-Michon mi ha fatto pensare che, continuando a impegnarmi come ho fatto finora, un giorno anch’io potrò raggiungere quei livelli, che quello non è un film di cui non posso far parte.”
Per diventare bravi attori, serve un buon maestro di recitazione. Quello che sta cercando di farle avere un ruolo in quel film si chiama Adriano Coos, uno con un curriculum talmente ricco che non ha bisogno di presentazioni.

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Foto Fidal/Colombo


“Adriano è un orso bruno – racconta Giada ridendo – E’ il paradigma del friulano chiuso nel suo mondo e nelle sue idee ma negli ultimi tempi è cambiato molto. Da due anni, dopo che Stefano Petrei ha dovuto abbandonare l’attività per motivi di studio, Adriano allena praticamente soltanto me. Questo rapporto “one to one”, per di più con una ragazza, e aggiungerei con una ragazza con un carattere come il mio, lo ha portato ad aprirsi e a sperimentare. Lui mette in campo la sua esperienza come atleta e come tecnico, io gli propongo delle variazioni basate su quello che studio all’università e su quello che posso apprendere dal confronto con altri tecnici.
Le discutiamo e a volte proviamo strade nuove. Ovviamente condividiamo gli stessi principi di base, io sono cresciuta alla sua scuola e non potrebbe essere che così.”
Una scuola che ha portato la “Maestra Giada”, come la chiamano i bambini che segue a San Daniele, a una progressione stratosferica: dal 41.44 del 2013 al 54.74 di quest’anno. Un grafico che non smette di puntare verso l’alto e che nel 2017 potrebbe proiettarla nella top ten di tutti i tempi della specialità. Nel futuro…chissà.


“Il mio obiettivo minimo per il 2017 è il record italiano Promesse – il 55.18 che Maristella Bano ottenne nel giugno del 1978 a Marostica NdR– E’ a poco più di due spanne dal mio attuale personale e non credo sia impossibile da raggiungere. Penso di aver fatto un buon lavoro fin qui, ho seguito una preparazione multilaterale e ora comincio a raccoglierne i frutti. Non credo abbia molto senso spezzarsi la schiena per arrivare a 50 metri da Allievi per poi finire lì la propria carriera. Fino alla fine del liceo non mi allenavo più di un paio di volte a settimana perchè gli impegni scolastici non mi permettevano di andare oltre, ma è stato proprio in quegli anni che ho messo una buona base tecnica e ho imparato a eseguire correttamente gli esercizi di sollevamento. Ho i livelli di forza massimale di un ragazzino ma sono convinta che questo sia un vantaggio per me. Significa che ho ancora dei grossi margini di miglioramento e credo che sia questo il momento giusto per spingere sull’acceleratore.

Molti pensano che frequentare l’università e fare sport ad alto livello siano due percorsi inconciliabili, io sono convinta del contrario. Certamente non è facile, bisogna fare delle scelte: o dedichi più impegno alla carriera sportiva o lo dedichi a quella universitaria, ma non è automatico che l’una precluda l’altra.”

I ragazzi dell'Atletica San Daniele durante l'ultma gara del 2016 a Udine
I ragazzi dell’Atletica San Daniele durante l’ultma gara del 2016 a Udine



Una carriera professionistica nell’atletica leggera richiede impegno, sacrifici, lavoro duro e in Italia è inscindibilmente legata all’arruolamento in un gruppo sportivo militare. La storia di Tamara Apostolico, altra talentuosa discobola friulana che ha scelto di abbandonare l’attività perchè le è stata negata la possibilità di indossare una divisa, è un monito inquietante per chiunque abbia questa ambizione. Possibile che non pensi mai che per salire fino in cima alla scala potrebbe non bastarle il talento? Che il suo sogno potrebbe non realizzarsi nonostante 
tutti i suoi sforzi?
Ancora una volta la risposta, lucida e decisa, ci sorprende.
“No. Ci ho pensato per tanto tempo, ma non credo sia un problema insormontabile. Adriano è l’ex allenatore di Tamara e io sono cresciuta con il suo esempio, quello di un’atleta che si è impegnata al massimo ma che alla fine non ha ottenuto il giusto riconoscimento. Però io non sono d’accordo con lei.

Secondo me il riconoscimento del proprio lavoro non è dato dall’ingresso in un gruppo sportivo ma dai risultati che si raggiungono. E’ questo quello che fa la differenza fra gli atleti che una volta ammessi vanno a “sedersi” e smettono di allenarsi seriamente e quelli che raggiungono risultati di livello internazionale.
Certamente indossare una divisa ti da una sicurezza economica, certamente se dovesse arrivare una proposta sarei ben felice di accettarla ma quella non deve essere la meta di una carriera, casomai deve essere il mezzo per raggiungerla.
Io devo ringraziare il mio ex allenatore, Stefano Secco che mi ha dato l’opportunità di allenare i ragazzi dell’Atletica San Daniele, altrimenti sarei andata a lavorare in un bar per potermi garantire un minimo di autonomia economica.
In molti paesi gli atleti ricorrono a sponsorizzazioni private per finanziarsi, penso che questa potrebbe essere una buona soluzione anche qui. In questo modo se arriva la chiamata da parte dei militari tutto bene, altrimenti ci sono gli sponsor a dare una mano e si va a lavorare come tutte le persone normali. Norbert Bonvecchio è uno dei migliori giavellottisti italiani ma non è un militare. Fa il commercialista, si allena la mattina e la sera, prima e dopo il lavoro.”
Giada ha le idee chiare, sa qual è la strada che vuole percorrere e sa dove vuole arrivare. E’ una “spugna”. Guarda, ascolta, impara, elabora, applica e non smette mai di aggiungere nuovi elementi al suo bagaglio di esperienze, che si tratti di questioni tecniche o di consigli ricevuti da altri atleti.13245396_1122639624423298_3595840401439881316_n
“Per me è stato molto importante confrontarmi con Laura Bordignon, una mia collega molto più esperta di me a cui devo dei ringraziamenti. Mi ha fatto capire che la cosa principale è che sia soddisfatta di me stessa. Partecipare a un campionato europeo, a un mondiale o a un Olimpiade conta molto di più dell’ingresso in un corpo militare.”

La prossima tappa è prevista per luglio quando arriverà la laurea, poi ancora sui libri la specialistica. E dopo? Sembra impossibile che una ragazza così non abbia già qualche progetto in cantiere.
“Penso di rimanere nell’ambiente dello sport: insegnante, allenatrice…vedrò quali occasioni mi si presenteranno. Mi piacerebbe lavorare con i bambini perchè è da loro che arrivano le maggiori soddisfazioni. Sono convinta che chi fa sport da piccolo ed impara ad essere costante e determinato diventa un adulto che può avere successo in qualunque cosa.” Come si fa a darle torto?

Buon viaggio Giada. Ti aspettiamo in cima alla scala.

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