Il vergognoso streaming di Ancona

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Streaming o non streaming? Quello andato in onda oggi da Ancona è stato un disastro. Ma è un’opportunità a cui non si può rinunciare.

Quale sport praticare? Una volta iscritto al liceo la scelta era inderogabile. Il campo di atletica o gli scarpini da rugbista?
Certo, la palla ovale aveva il suo fascino ma l’atletica aveva… qualcosa in più.
E’ iniziata così, più di trent’anni fa, la mia “relazione complicata” con questo bellissimo sport.
E’ iniziata con Andrei e la Dorio che in tv vincevano l’oro di Los Angeles, con Bubka e Vigneron che si davano battaglia a colpi di record mondiale all’Olimpico, è proseguita portando i blocchi sulla linea di partenza a Ben Johnson che esibiva i suoi chiacchieratissimi muscoli per i villeggianti della riviera romagnola.
Nomi che forse ai più giovani che leggono queste righe non dicono nulla ma che per la mia generazione erano leggende assolute, leggende che guardavamo nelle sintesi che Rai 2 mandava in onda fra le undici e mezza e l’una di notte.
Memorie da dinosauri: ora c’è internet, c’è lo streaming. Per vedere i risultati dei campionati italiani si andava la mattina in edicola e si apriva  la “gazza” dalla fine per cercare il trafiletto nelle brevi. Ora si posiziona il mouse, si clicca ed è come essere nello stadio. Che bello il progresso tecnologico.
Ma c’è un ma.
Bellissimo lo streaming, fantastica la possibilità di vedere dal divano di casa il proprio sport preferito sullo schermo del tablet, ma la tecnologia non serve a nulla se viene utilizzata per fare dirette come quella in onda ora da Ancona per i campionati italiani Juniores e Promesse.
Bassa la qualità delle immagini, pessimo l’audio, con il fastidiosissimo ritorno nei microfoni degli echi del Palaindoor. Riprese studiate (…?) per rendere al meglio sul maxi-schermo posto all’interno dell’impianto, tenendo in poco conto la resa su Youtube. Come adattare la grafica di un sito al PC quando sai che tutti lo leggeranno dallo smartphone.
Vogliamo parlare dei “cartelli” per presentare partenze e premiazioni degni dei varietà degli anni ’70?
Se questo non bastasse, al quasi incomprensibile commento degli speaker della manifestazione si è accompagnato per tutta la giornata quello di due operatori della troupe di ripresa (Cameraman? Fonici?…) che parlano dei fatti loro nei microfoni di servizio lasciati aperti.
Un vecchio motto dei pubblicitari è che un evento che non viene pubblicizzato non esiste. Il corollario di questo motto è che un evento comunicato male è un boomerang.
Un amico, a ragione, mi ha fatto notare che fra tutto e niente ci possono essere diverse sfumature quantitative e qualitative.
Se quello visto oggi ad Ancona non è il “grado zero” della qualità con cui si può realizzare un’operazione del genere di certo ci siamo andati molto vicini e questo rappresenta un danno di enormi proporzioni per un movimento che ha un disperato bisogno di tirarsi su, di dare un’immagine di se stesso appetibile per attirare sponsor e praticanti.
Per quanto io possa amare l’atletica questa trasmissione è talmente disturbante che ho deciso di spegnere il computer.
Me ne andrò a vedere Inghilterra-Francia di rugby. E non mi fa piacere.

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