Sofia Bonicalza racconta il suo record

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 sofia bonicalza indoor2017 Grassi

E’ stata una delle stelline dei Campionati Italiani Indoor Juniores e Promesse  2017. Sarà perché ad Ancona ha vinto i 200 juniores con un finale entusiasmante, sarà perché ha fatto il nuovo record italiano di categoria (23.96), o perché ha abbattuto per la prima volta nella storia delle under 20 il muro dei 24 secondi, sarà perché quando corre ha l’eleganza di una ballerina (e non è un caso). Sta di fatto che Sofia Bonicalza (Pro Sesto Atletica – nella foto di Mario Grassi) è una delle atlete del momento, uno dei gioielli più preziosi del nostro sport. L’abbiamo intervistata per capire come quel record le (se) ha cambiato un po’ la vita (qui il VIDEO della gara del record).

Ti aspettavi questo record? Raccontaci la tua gara.

Non sapevo come sarebbe andata, però dopo la gara di Padova e il 24.27 ero molto fiduciosa. Sapevo che era il record più abbordabile di tutti, quello outdoor è troppo basso. Però non avendo mai fatto un record non me lo aspettavo. Avevo già fatto il record Allieve con la staffetta 4×1 giro ma è un’altra cosa, farlo da sola è qualcosa di pazzesco. Realizzi col tempo, quando tutti ti chiamano. Ora mi sono resa conto che all’improvviso tutti si sono accorti di me. Anche la Fidal, non aveva mai scritto cose solo su di me, e poi l’intervista. Mi hanno scritto in tanti per farmi i complimenti, anche Filippo Tortu. Prima invece ero io a scrivere agli altri.

Cambia qualcosa questo tempo nella tua programmazione? Il focus restano gli Europei juniores?

Il focus resta Grosseto, tra un mese c’è il triangolare indoor (Francia e Germania, ndr) e speriamo di migliorare qualcosa e di fare record con una staffetta fortissima. Gli Europei sono l’obiettivo, andare in finale. E anche come squadra italiana siamo messi molto bene. Penso alla staffetta 4×100, magari in una frazione lunga. Comunque quest’anno farò un paio di uscite anche sui 400 per vedere. So già che il mio futuro saranno i 400, magari già dall’anno prossimo, me lo dicono tutti. Basta guardarmi fisicamente per vedere che devo fare così, però non voglio perdere la mia velocità di base.

Tu vinci da quando sei Cadetta, hai avuto una crescita molto regolare e ora iniziano ad arrivare anche i primati. Spiegaci come è cambiato il tuo lavoro in questi anni.

E’ stato lavoro gestito benissimo dal mio allenatore (Giorgio Cortelazzo, ndr), molto graduale. Alle medie non facevo praticamente niente, da cadetta ho iniziato ad allenarmi 3 volte a settimana, da allieva 4 volte e poi 5, e quest’anno provo a fare sei volte. Ogni anno è incrementato il lavoro e ogni anno vado sempre meglio. E’ stato un lavoro finalizzato a una crescita e non ai successi nelle categorie giovanili.

Parlaci del tuo allenatore che ti segue fin da giovanissima.

Giorgio Cortelazzo ha sempre creduto in me fin dall’inizio. E’ stato bravo a non avere fretta di fare risultati e a rispettare la mia crescita per non rovinarmi fisicamente. Io sono molto affezionata a lui proprio come persona. Lo vedo più di mio padre e del mio ragazzo (l’ostacolista Marco Bigoni, ndr). Siamo molto legati, abbiamo avuto nostre discussioni, però alla fine abbiamo trovato il nostro accordo, discutiamo le cose insieme.

Sei ancora junior ma già sei seguita da un nutrizionista e da una psicologa dello sport. Non è mi troppo presto per fare le cose sul serio?  

Con il nutrizionista ho iniziato l’anno scorso su consiglio di Ilaria Verderio. Avevo voglia di vedere se quel che mangiavo andava bene. Non è che mi abbia rivoluzionato più di tanto. Ora ho una tabella da seguire, mangio di più e più sano, mi aiuta a organizzare meglio quel che mangio. Questo sicuramente ha dato i suoi frutti, sono migliorata molto dall’anno scorso. La psicologa è arrivata grazie al progetto de Il Coach. Abbiamo fatto due incontri per ora, uno di gruppo e uno individuale. La conosco di persona (Martina Fugazza, ndr) e mi trovo molto bene. E’ stato molto interessante, ho deciso di fare la mia tesina di maturità sulla psicologia dell’atleta (studia al Liceo scientifico Volta di Milano, ndr).

Sei tra le atlete più leggere che ci siano in giro, con un rapporto peso/potenza invidiabile. Tutto merito dei geni o hai delle attenzioni particolari?

Io sono sempre stata magrolina, anzi con l’atletica mi sono pure irrobustita perché prima facevo danza classica. Come struttura penso sia una questione genetica. Ora sto cercando di contrastare un po’ la mia magrezza congenita. Sono certamente favorita sul lanciato e sulla corsa elastica, non certo in partenza. Anche ad Ancona ho finito recuperando sulla Dosso: vuol dire che si può migliorare ancora.

Tu fai parte di quell’annata 1998 che sta tirando fuori i migliori talenti giovanili degli ultimi anni. Chi è il più forte tra di voi?

Sicuramente Filippo Tortu al momento. Quel che mi colpisce di lui, oltre al talento naturale, è la testa. Apparentemente è sempre tranquillissimo, anche prima della finale mondiale stava dormendo, non so come faccia. Ora siamo in tanti: Artuso, la Borga, la Di Lazzaro, la Verderio, ne arrivano sempre di nuovi. Siamo un’annata forte.

Foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

 

 

Siamo a febbraio ma già è noto che stai già pensando al tuo post maturità, magari andando a studiare fuori dall’Italia come tanti stanno facendo. Cosa ti servirebbe per cambiare idea e restare a Milano?

L’unica cosa che mi farebbe restare qui è che non mi accettassero all’estero. Al momento sono decisa ad andare. Tutti sono d’accordo, famiglia, amici e allenatore.

Chi sono le atlete e gli atleti con cui hai un rapporto speciale?

Beh Marco Bigoni, ma poi da quando ero Cadetta ho legato moltissimo con i ragazzi del Criterium della Lombardia. Siamo molto legati, facciamo capodanno insieme, abbiamo fatto un viaggio a Barcellona insieme. E’ un’amicizia che dura anche se alcuni hanno già smesso. Ora sto legando molto con quelli nazionale, soprattutto con quelle della velocità, la Oky, Zainab e Niotta con cui ho fatto la staffetta al Golden Gala. Ho fatto anche una bella trasferta a Magglingen con Athletic Elite, dove ho conosciuto gli atleti più grandi come Mario Lambrughi e Hassane Fofana. Io lego subito con chi fa atletica, con gli altri faccio un po’ più di fatica.

In gara parti sorridendo e arrivi sorridendo. Cos’è che ti piace di più dell’atletica?

No, non sempre parto sorridendo, sono molto ansiosa in realtà. Ad Ancona ho sorriso perché mi sono accorta che mi stavano facendo la foto. Sì parto sorridendo ma poi mi concentro molto prima di partire. Dopo la gara sorrido se è andata bene. Dell’atletica mi piace tutto, ormai non posso più farne a meno. Dell’atletica da vivere tutti i giorni mi piace l’amicizia, il rapporto che c’è con gli altri e anche la soddisfazione di finire un allenamento. Invece della competizione mi piace il fatto che valuti tutto il lavoro che hai fatto. E’ bello poi dopo la gara abbracciare, quando si torna a essere i soliti amici.

DAVI.VIGA.

Fonte: fidalmilano.it

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