Tutti in marcia contro la Iaaf

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Maurizio Damilano
La IAAF Race Walking committee studia l’ipotesi di cancellare la 50 km dai programmi delle grandi manifestazioni internazionali. Sarebbe dovuto rimanere un segreto ma nell’era dei social i segreti hanno vita breve. E i marciatori sono sul piede di guerra.

Se ad agitare le acque non fosse arrivata la breaking news Reuters sulla positività della keniota Sumgong, per gli appassionati di atletica l’argomento della settimana sarebbe stata l’ipotesi  della commissione marcia della Iaaf di eliminare la 50 chilometri da Olimpiadi e Mondiali.
Una notizia che potrebbe lasciare anche indifferente chi non sia un amante del tacco e punta ma che vale la pena analizzare più a fondo, quantomeno per le modalità estremamente inconsuete che l’hanno resa nota al grande pubblico.
A quanto ci risulta infatti ad accendere la luce sul progetto non è stata una grande agenzia di stampa ma un semplice tweet di un blogger australiano: lo storico della specialità Tim Erickson, ex campione nazionale della cinquanta ed ex numero uno della marcia del suo paese. Un personaggio abbastanza noto fra gli specialisti, ma pur sempre uno che, a oggi, conta soltanto 55 follower sul social dell’uccellino.
In quale modo la notizia, che sarebbe dovuta rimanere riservata, sia arrivata il 4 aprile alle orecchie del sessantaseienne di Melbourne non abbiamo potuto ricostruirlo.

Il tweet che ha dato il via alla mobilitazione dei marciatori

Tuttavia non è difficile immaginare che il “whistleblower” sia un alto dirigente contrario alla decisione che la federatletica  mondiale avrebbe dovuto prendere il prossimo 14 aprile.
Fatto sta che il  cinguettio di Erickson è stato rilanciato più volte sulla rete fino a raggiungere i media tradizionali (fra i primi l’Irish Times)  e soprattutto le orecchie dell’elite degli atleti internazionali che si sono immediatamente mobilitati organizzando una petizione on line per esprimere la loro contrarietà al progetto.
Andata in fumo la segretezza Maurizio Damilano, presidente della commissione marcia, ha rilasciato una breve intervista alla giornalista Giulia Zonca de “La Stampa”. Dopo aver detto che la proposta serve a “rabbonire” il comitato olimpico internazionale, che a intervalli regolari ventila l’ipotesi di escludere la specialità dai giochi, il campione di Saluzzo ha esposto la possibilità di introdurre una staffetta mista o di allungare la tradizionale 20 chilometri per equipararla alla mezza maratona. In modo che “il pubblico possa parametrare i tempi fra chi marcia e chi corre”.

Lo slovacco Matej Toth, oro a Rio 2016

Con tutto il rispetto dovuto a un’icona della marcia mondiale francamente l’affermazione di Damilano ci pare cervellotica. Un po’ come dire: “Portiamo il peso del giavellotto a due chili in modo che il pubblico possa parametrare i risultati dei giavellottisti a quelli dei discoboli”.
Che mele e pere siano cose diverse e non possano essere sommate è una delle prime nozioni di matematica che si apprendono, ma ciò che sembra spingere verso queste modifiche del programma sembra essere esclusivamente l’algebra televisiva non quella sportiva. Il non detto che sta dietro questo progetto sarebbe che una gara che dura oltre quattro ore risulterebbe poco interessante per lo spettatore medio, non sarebbe abbastanza spettacolare. Fa niente che l’ultima “Cinquanta” andata in mondovisione, quella delle olimpiadi brasiliane, sia stata forse la più bella e combattuta di sempre, con colpi di scena e incertezza del risultato fino agli ultimi chilometri.
Per accontentare l’ansia di rapidità delle regie internazionali già in passato si sono introdotte innovazioni discutibili, se non davvero stupide, come le quattro prove nei concorsi o la squalifica dopo la prima falsa partenza. Risultato? Salti e lanci continuano ad essere ignorati dalle telecamere e si rischia di perdere un protagonista di una gara per un errore veniale.
E’ indubbio che, se vuole tornare ad essere la “Regina degli sport”, l’atletica ha bisogno di rendersi appetibile al grande pubblico del piccolo schermo, che se vuole tornare ad attirare quei grandi sponsor che ultimamente la snobbano deve spettacolarizzarsi, trovare nuove formule, nuove location per i suoi eventi.
Che debba farlo snaturandosi completamente nella sua stessa essenza è tutto un altro paio di maniche.

Il video messaggio dell’olimpionico francese Yohann Diniz contro la cancellazione della 50 km

Su questo punto Damilano ha ribadito che non c’è ancora niente di certo e si è espresso in questi termini: “Non sono mai stato un nostalgico, ho rispetto per tutto quello che è stato ma il mondo si muove…Ci sarà modo di valutare i pro e i contro. Però non condivido la disperazione. E’ giusto evolversi come stiamo facendo con le scarpe. All’Università di Barcellona stiamo testando un microchip che possa valutare le sospensioni e decidere le sanzioni in gara.”
E allora i “cinquantisti” di oggi possono stare tranqulli. Se l’evoluzione del regolamento sarà veloce come la realizzazione del microchip di cui si parla da anni avranno tutta la possibilità di raggiungere l’età della pensione prima di appendere le scarpe al chiodo.

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Un pensiero riguardo “Tutti in marcia contro la Iaaf

  • maggio 25, 2017 in 11:01 pm
    Permalink

    Spero proprio che la 50km rimanga nei prossimi programmi olimpici e mondiali. come trovo stupido cancellare i record sono ad ora ottenuti perché hanno scritto la storia!

    Risposta

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