#SaveTheFifty. Diniz alza la voce. Servirà?

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Photo by Bryn Lennon/Getty Images
Al francese primatista mondiale la proposta di eliminare la 50 km per assecondare le pressioni del Cio proprio non va giù.
E, stando alle voci che circolano, ha ottime ragioni di essere preoccupato. Secondo alcuni i giochi sono già fatti. Ovviamente in segreto.

Non accenna a diminuire la tensione che attraversa il mondo della marcia da quando è stata resa nota la possibilità che la 50 chilometri venga esclusa dai programmi gare olimpici e iridati.
La mobilitazione dei maggiori esponenti mondiali della specialità contro le ipotesi avanzate dalla “Commissione Damilano” è stata immediata e compatta e ha dato luogo ha una petizione on line e a una serie di iniziative di protesta.
A poco sono servite anche le rassicurazioni dell’ex olimpionico di cui abbiamo già dato conto, anzi. Si fa sempre più insistente nell’ambiente la voce che i giochi siano già fatti e che la determinazione di eliminare la “cinquanta” e di portare a 21 chilometri e 97 metri la distanza più corta sia già stata assunta in una riunione segreta del Race Walking Committee tenutasi a febbraio. E’ quasi impossibile dire se si tratti di una bufala “dietrologica” dovuta al nervosismo del momento o di una verità che la Federatletica preferirebbe non far trapelare. Certamente se dalla riunione di venerdì dovessero giungere decisioni in questo senso sarebbe molto difficile dare credito alle parole rilasciate da Damilano al quotidiano torinese: “Siamo in fase di studio”.

In effetti la Iaaf ha modernizzato l’atletica quando si è passati dal miglio ai 1500 metri, ma dove sta la modernizzazione nel passare da 20 a 21 chilometri?

Yohann Diniz

Il francese Yohann Diniz, tre volte campione europeo e detentore del record mondiale della distanza, è uno degli atleti in prima linea contro questa eventualità. Di seguito riportiamo la nostra libera traduzione di un’intervista rilasciata al sito transalpino Stadion.

Questa proposta vuole modernizzare e rendere più accessibile la marcia. Cosa ne pensi?

“In effetti la Iaaf ha modernizzato l’atletica quando si è passati dal miglio ai 1500 metri, ma dove sta la modernizzazione nel passare da 20 a 21 chilometri? Non cambia nulla, vogliono soltanto eliminare la cinquanta. Ai prossimi mondiali in agosto ci sarà anche una gara femminile. Ma hanno fissato lo standard di partecipazione a 4 ore e 6 minuti, al di sotto del record mondiale della portoghese Ines Henriques (4.08.26). Hanno messo in piedi questo progetto per ritirarlo l’anno dopo. E’ molto strano” (La 50 km donne è entrata a far parte del programma ufficiale in occasione della Coppa del Mondo di marcia di Roma 2016, NdR).

Quali potrebbero essere le conseguenze sulla pratica della marcia in Francia e nel mondo?

“La marcia è uno sport che tutti possono praticare e che sta guadagnando sempre più seguito. Il giorno della competizione ci possono essere tutti gli scenari possibili. A Rio il risultato della 50 è stato indeciso fino all’ultimo. C’è stata tattica, colpi di scena, è stata una gara che tutti gli atleti hanno vissuto pienamente. Non c’è stato tempo per annoiarsi. Dopo la gara molti spettatori mi hanno detto che non si sono resi conto del passare del tempo. Si sono divertiti per più di tre ore.”

Dopo la gara molti spettatori mi hanno detto che non si sono resi conto del passare del tempo. Si sono divertiti per più di tre ore.”

C’è una grande mobilitazione fra i marciatori, sia a livello francese che mondiale. Come vedi il futuro?

Jared Tallent

“Abbiamo creato una petizione on line per contestare questo progetto ma non so dire se riusciremo a impedire che questa cosa vada avanti. Siamo tre leader mondiali a guidare questo movimento che cerca di fare pressione sulla Iaaf: insieme a me ci sono lo slovacco Matej Toth, campione olimpico, e l’australiano Jared Tallent, argento a Rio. Per lottare contro questo progetto cerchiamo di portare avanti argomentazioni efficaci. Per esempio abbiamo rimarcato il fatto che la marcia può contare su un considerevole numero di telespettatori. E’ uno sport molto seguito non solo in Francia ma in tutto il mondo, inoltre è una disciplina universale in cui sono rappresentati tutti i continenti e in cui anche le nazioni più “piccole” possono trovare gloria.”

Negli ultimi dieci anni, grazie alle tue vittorie e ai tuoi record, ha reso popolare questa specialità in Francia. Come ti senti oggi di fronte a questa possibilità di cui si sta parlando?

“Non c’è stata alcuna consultazione (degli atleti, NdR) in merito e oltre a questo non c’è nessun reale motivo per farlo. Questa è una disciplina che fa parte integrante dell’atletica leggera, è una specialità che ha dentro di se il valore del rigore, della fatica, del miglioramento di se stessi. E se vogliamo andare oltre possiamo anche definirlo uno sport “ecologico”.
Questa battaglia non è per me, la mia carriera non durerà ancora a lungo. Lo faccio per i nostri giovani talentuosi”

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