Correre sui Prati(zzoli). L’atletica italiana riparte da Fidenza

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Una grande festa dell’atletica giovanile. Il Memorial Pratizzoli è questo, ma è soprattutto un modello da seguire. Perchè i record passano, le grandi idee ben realizzate restano.

Cinque nuovi record italiani, una montagna di personali sgretolati, tantissimi ragazzi dal talento ancora acerbo che potrebbero maturare nel prossimo futuro.
L’edizione numero quattro del Memorial Pratizzoli è andata in archivio con un successo che va ben oltre il nero su bianco dei referti di gara ma raccontarla non è affatto semplice.
Quando si parla di ragazzi che non hanno ancora l’età per guidare uno scooter la moderazione dovrebbe essere la regola aurea: è fin troppo facile esaltarsi per delle prestazioni che possono essere influenzate da variabili quali il reale sviluppo biologico o la mole di lavoro svolta durante gli allenamenti. Tuttavia raccontare quello che abbiamo visto domenica a Fidenza, utilizzando la necessaria moderazione nell’uso dei superlativi, è un esercizio che richiede un’applicazione certosina.

La cerimonia d’apertura con la sfilata delle squadre

La prima citazione va di diritto ai quattro neo-primatisti: La lombarda Veronica Besana (Atletica Cassago) che torna in Brianza con una doppietta di record tricolori (11.21 sugli 80 ostacoli e il 47.04 della staffetta); Enrico Sancin (Triveneto Trieste) che ha scritto sugli 80 piani un 8.78 che cancella un certo Giovanni Galbieri; i laziali  Alessia Cappabianca (Esercito, 9.76 sugli 80 piani) e Lorenzo Benati (Atl. Roma Acquacetosa, 34.07) che hanno entusiasmato il pubblico sugli spalti con le loro volate.
Ma i “Fantastici Quattro” (un superlativo da fumettari ce lo concediamo) non sono stati i soli a brillare sull’anello emiliano. Il giavellotto friulano di Michele Fina, uno che nella lista dei record c’è finito qualche giorno fa, è volato fino alla soglia dei 63 metri; la quattordicenne livornese Rachele Mori ha spedito il martello oltre la linea dei cinquanta; il 6.98 del piemontese Davide Favro  e il 5.71 di Sandra Ferrari (Atl. Reggio) hanno emozionato sulla pedana del salto in lungo. A proposito: lo scricciolo emiliano, al primo anno di categoria, ha eguagliato il primato regionale che risale al 1977. A chi è stato spettatore della sua prova resta la curiosità di sapere quanto fosse quel nullo millimetrico che a tutti è parso molto più in là.
Questi sono soltanto la punta dell’iceberg. Dietro di loro abbiamo visto tanti ragazzi e ragazze che potrebbero essere in cima alla lista fra qualche tempo.
Insomma, la tentazione di lasciare spazio alle fanfare e caricare di attese questi talenti in erba è forte, fortissima. Quanto sbagliata.
Un rapido giro d’orizzonte del web ci ha permesso di constatare che le loro prestazioni sono state esaltate o analizzate con un’attenzione “scientifica” che a nostro modesto avviso andrebbe riservata ad atleti ben più maturi e argomenti ben più importanti.

Il video del record italiano dei 300 piani  di Lorenzo Benati

I diversi partiti, quello dei “giovani campioni” e quello del “i risultati dei cadetti non fanno testo”, si sono affrontati come nella migliore tradizione del Bar Sport, disquisendo di tempi e tecnica, polemizzando, nel caso di Benati, sulla mancata squalifica per invasione di corsia, elevando inni alla nuova generazione di fenomeni o cantando la canzone del malaugurio (“tanto da senior saranno spariti”).
Chi ha ragione? Francamente non ci interessa.
Le cose migliori che abbiamo visto a Fidenza e che ci fanno veramente sperare per il futuro della nostra atletica non sono i risultati di questi ragazzi (bravissimi, intendiamoci) ma l’organizzazione perfetta, la cura della comunicazione dell’evento fatta nei giorni precedenti, la diretta streaming di qualità e, last but not least,  il clima che si respirava in campo fra

Il team dell’Emilia-Romagna

i ragazzi.
Qualche piccolissimo intoppo c’è stato, succede, ma il “Pratizzoli” funziona e continuerà a funzionare perchè è una grande festa dell’atletica, perchè qui la passione per il nostro sport si unisce a quella per fare le cose bene. E’ questo che consente di trovare le risorse economiche per mettere in piedi una manifestazione così complessa, non il richiamo mediatico dei risultati.
Che, senza voler assolutamente sminuire il valore di quanto fatto dai ragazzi in campo, è quasi pari a zero a causa del continuo declino del rapporto fra l’atletica italiana e gli organi di informazione.
I campioni sono indispensabili perchè uno sport possa avere appeal presso il grande pubblico e forse domenica qualche campione di domani era veramente sui blocchi, ce lo auguriamo.
Ci auguriamo che quei talenti che abbiamo visto correre, saltare e lanciare non vadano perduti, che possano evolversi nel modo migliore e che possano mettere a frutto le loro qualità senza eccessive pressioni. Si vedrà.
La nostra speranza più grande però è che sia questo modello vincente a diffondersi. In questo momento di caos, di “abbiamo poche idee ma in compenso sono brutte e confuse”, l’atletica italiana ne ha una disperata necessità.
A proposito: se a qualcuno interessa, il finale non è stato un thriller. In vetta alla classifica è finita la Lombardia.
Ma hanno vinto tutti.

La squadra della Lombardia

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