La Bora(crazia) spazzerà via l’Indoor Center di Trieste?

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L’unico impianto indoor completamente realizzato da una società sportiva rischia di scomparire per sempre.
Con buona pace di tutti coloro che meno di un anno fa si arrossavano le mani per applaudire all’iniziativa della Trieste Atletica
Max Mandusic foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

Modena, 2 giugno, Festa della Repubblica. E’ un venerdì torrido.
E’ un giorno di festa anche per l’atletica. Il campo è affollato, il ben rodato meccanismo delle gare Made in Fratellanza gira come un orologio svizzero e a mettere la ciliegina sulla torta ci pensano Sara Fantini che aggiunge un centimetro al record italiano del martello promesse e l’astista triestino Max Mandusic che sale fino a 5.20.
Anche a Trieste è un venerdì torrido ma all’Indoor Center, nonostante le notizie che arrivano dall’Emilia, non c’è molta voglia di sorridere. Anzi.
Questo è il giorno in cui i soci della Trieste Atletica vedono sgretolarsi il sogno che avevano realizzato e sono proprio loro stessi a doverlo distruggere. Un pezzo alla volta.
“Sono sconsolato”. Omar Fanciullo manifesta, con il tono ancor prima che con le parole, tutta l’amarezza di questa storia di ordinaria burocrazia italica.
“La scintilla che ha dato il via a tutto sono stati proprio i progressi di Max – racconta il presidente del club alabardato – Freddo, pioggia e vento forte sono tre ingredienti che si abbinano male al salto con l’asta e non disponendo di una struttura al coperto per allenarsi doveva fare il pendolare a Udine. Un ottantina di chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, insomma non proprio una passeggiata. Allora abbiamo cercato una possibile soluzione, abbiamo individuato i locali dell’ex fiera cittadina, chiusa da dieci anni, che avrebbero potuto fare al caso nostro e abbiamo chiesto di poterli utilizzare”

I sogni muovono il mondo…
La nascita dell’indoor Center

Per ricevere la concessione dei capannoni dismessi i dirigenti del club giuliano impiegano sette mesi ma alla fine l’accordo arriva: comodato gratuito fino a che il complesso non troverà un acquirente. Il “problema asta” è risolto ma a Fanciullo e ai suoi colleghi non serve molto tempo per capire che le potenzialità della struttura sono ben più ampie.
“Quando abbiamo preso possesso dello stabile ci siamo resi conto che gli spazi erano veramente enormi e si è fatta strada l’idea di creare un impianto indoor vero e proprio. Ovviamente totalmente a spese nostre visto che non avremmo potuto contare su nessun tipo di sovvenzione pubblica.
Abbiamo tracciato un preventivo di spesa, abbiamo esaminato i conti societari e alla fine ci siamo detti che la cosa si poteva fare. Cercando di stringere al massimo e facendo da soli tutto il possibile la cifra necessaria era intorno ai sessantamila euro. Un piccolo patrimonio che avevamo a disposizione grazie a qualche risparmio accumulato negli anni scorsi.
Sì, c’era la spada di Damocle della possibile cessione, ma da dieci anni le aste fallimentari non andavano a buon fine, ci siamo detti che difficilmente si sarebbe trovato un compratore in breve tempo e abbiamo deciso di andare avanti.”
Atleti, tecnici e dirigenti si offrono volontari e un mattone alla volta il progetto prende forma: al piano superiore dell’edificio nascono le sei corsie del rettilineo, la pedana per i salti in estensione, quella per il salto in alto e quella per l’asta e un anello di 220 metri per il riscaldamento. Nella parte sottostante trovano casa i lanciatori, si costruisce una gabbia e si copre il pavimento in cemento con l’erba sintetica di un campo da calcetto il cui fondo è appena stato rinnovato.
Il 14 giugno 2016 arriva il fatidico momento dell’inaugurazione con taglio del nastro tricolore e, ovviamente, le autorità politiche e sportive in prima fila per elogiare l’iniziativa .
E’ un impianto modello, senza paragoni in Italia, l’unico completamente realizzato da un privato, e ben presto diventa un punto di riferimento per tutto lo sport triestino.
“In meno di un anno abbiamo attivato accordi con tutte le società di atletica giovanili di Trieste, una squadra di rugby, due sci club cittadini, un associazione che si occupa di Cross-Fit ed una società di Aikido. Inoltre con la collaborazione dell’istituto regionale scolastico abbiamo organizzato tre giornate promozionali per tutte le scuole, dalle elementari alle superiori. Insomma l’indoor center in città si stava facendo conoscere  e apprezzare da tutti.”
La classica storia italiana in cui il singolo si sostituisce allo stato e la forza del volontariato crea quello che la pubblica amministrazione non sa o non può fare, ma come molte storie del Bel Paese anche questa, almeno per ora, non ha un lieto fine.

…ma i sogni muoiono all’alba
la cessione dell’ex fiera di Trieste

Il 10 aprile 2017 l’ennesima asta va a segno e i terreni dell’expo passano a una holding immobiliare austriaca che progetta di costruire, a partire dal 2019,  un quartiere modello in cui a fianco delle

abitazioni sorgano un centro commerciale e un cinema. In un servizio del TG3 Friuli dichiarano che l’Indoor Center potrebbe rappresentare un plus per il nuovo complesso poi, spente le telecamere, i toni diventano meno concilianti. La richiesta dell’amministrazione è che i locali vengano riconsegnati nello stato originario al più presto, mentre i nuovi proprietari nicchiano di fronte alla richiesta di un incontro per parlare della possibilità di utilizzare l’impianto almeno fino all’inizio dei lavori. E la situazione si fa sempre più difficile e incerta.
“Certo quello che per altri è stato un colpo di fortuna per noi rappresenta una difficoltà non indifferente. Il contratto prevede che i locali vengano lasciati liberi ed è quello che faremo, non vogliamo fare polemiche o creare problemi a nessuno.
Abbiamo anche cercato delle soluzioni alternative e ne stiamo parlando con la pubblica amministrazione. Per esempio accanto al Grezar (lo stadio in cui fra meno di un mese si terranno gli Assoluti, NdR) c’è un deposito in disuso della Trieste Trasporti in cui potremmo ricostruire l’impianto, ma al momento è destinato a fare da deposito per le scenografie del teatro Verdi.
Il Comune di Trieste al momento ci concede gli spazi per immagazzinare il materiale acquistato in alcuni spazi attigui allo stadio appena rinnovato. In questo momento è la soluzione migliore anche perchè ci eviterebbe di dover effettuare ulteriori traslochi. Qualora da parte della nuova proprietà austriaca non ci fosse la volontà di farci rientrare  in fiera utilizzeremo i nostri materiali mettendoli a disposizione del neonato Grezar e di tutto il movimento atletico.Gli incontri per trovare una soluzione sono quotidiani e siamo certi che, come si trovano i soldi per il calcio, così sarà possibile trovare il modo per creare a Trieste un Indoor Center che sia non solo di sicura utilità per la città ma che possa fare da catalizzatore per l’attività di tutta l’atletica del triveneto e dei nostri vicini di casa dell’est Europa.

L’atletica a Trieste tornerà a sognare?

“Intanto lasceremo libero lo stabile. E’ quello che prevedono gli accordi e li rispetteremo. Non vogliamo essere causa di problemi nel processo di cessione della struttura. Molto del nostro lavoro andrà perduto, sicuramente andrà perduta la pista che non potrà essere riposata altrove e speriamo che le attrezzature non si deteriorino mentre staranno in deposito ma non sappiamo che altro fare. Se riusciremo a trovare dei locali adatti cercheremo di rimettere in piedi tutto il possibile, altrimenti proseguiremo la nostra attività all’aperto come prima. Con tutti i disagi che questo comporta”

Tenete duro amici triestini, fra meno di un mese riceverete ancora tanti complimenti e pacche sulle spalle per il vostro lavoro.
Le congratulazioni ve le hanno fatte e ve le faranno tutti, le soluzioni ancora una volta dovrete cercarvele da soli.

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