Le scie chimiche dell’atletica leggera

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Provette, avvocati, biochimici, uffici stampa…l’atletica dovrebbe essere altro. Ma l’ennesima puntata del serial su Alex Schwazer ci riporta fuori dai campi e nelle aule di tribunale. Questa storia non finirà mai troppo presto.
“Oggi, 5 luglio 2016, dovrebbe essere stato rotto il sigillo del campione B del prelievo incriminato per effettuare le controanalisi che dovrebbero mettere la parola fine su questa che, comunque vada a finire, resterà una brutta storia. Dovrebbero, ma non lo faranno.”
Non lo faranno perchè la diatriba nata, cresciuta e sapientemente alimentata da alcuni intorno a questo caso, si è spostata da tempo dal piano del confronto di dati a quello del confronto di convinzioni aprioristiche e si sa che nella morra cinese dell’informazione fede batte scienza come carta batte sasso. Se la positività non fosse confermata chi pensa che a Schwazer, così come a tutti coloro che sono ricorsi a pratiche illecite, si sarebbe dovuto precludere non solo il ritorno in nazionale ma il ritorno all’agonismo tout court, resterà della propria opinione al grido di “once cheater, always cheater!”. 
Chi invece è fautore del principio della seconda possibilità, è già pronto a tessere fumose teorie complottistiche per trovare una giustificazione al riscontro che porrebbe il marciatore nella lunga lista degli atleti disonesti e recidivi.”
Poco più di un anno fa scrivevamo queste righe su quella che, a nostro parere, è diventata da tempo una telenovela più che stantia. Proprio per questo non le abbiamo più dato lo spazio che, con più o meno coscienza dei fatti, le è stato dedicato da media ben più importanti e autorevoli.
Purtroppo siamo stati buoni profeti.
L’ultima puntata di questo feulleiton risale a ieri in una nota riportata da Il Giorno dell’Alto Adige secondo cui la procura di Colonia avrebbe disposto la consegna ai Ris di Parma soltanto di una

parte del campione di urina risultato positivo contenuto nella provetta A.

Qui arriva il nuovo casus belli, visto che era stato richiesto di poter esaminare anche quello delle controanalisi.
“Questa è una decisione che rispecchia la disperata volontà della Iaaf di non far analizzare i due campioni. A Colonia ci sono entrambe le provette. La provetta A viene aperta da personale del laboratorio senza la presenza di nessuno e, una volta utilizzata, non viene nemmeno sigillata. Differente è la provetta B che viene aperta davanti al perito di parte (Giuseppe Pieraccini, ndr) che segue tutta la procedura delle controanalisi e, una volta concluse, vengono sigillate”.
Questa è la dichiarazione del Professor Donati riportata dal quotidiano altoatesino che ci fa sorgere alcuni dubbi.
Se quello che viene  messo in discussione dalla difesa non è la positività di entrambi i campioni, ma la possibilità che quei campioni siano stati inquinati con materiale non appartenente a Schwazer il problema delle provette non dovrebbe sussistere.
Altrimenti dovremmo ammettere la possibilità che la “manina” che in un primo tempo ha alterato le analisi avrebbe poi trovato il modo di prendere il primo campione, separare i due DNA, eliminare quello fraudolento e reinserire nella provetta soltanto quello dell’atleta allenato dal Professor Donati.
Anche ammettendo che tutto questo sia possibile dovremmo anche accettare il fatto che una persona, o un’organizzazione a delinquere, capace di tutto questo sia poi stata così sprovveduta da non ripetere la procedura sul secondo campione per non lasciare nessuna traccia e compiere il delitto perfetto.
Un bravo sceneggiatore si accorgerebbe subito che la trama non regge, che la storia ha troppi punti lasciati all’immaginazione (e in questo caso vogliamo dire alla presa di posizione individuale) dello spettatore, ma come abbiamo già scritto in altre occasioni il dibattito su questa vicenda si è trasferito da tempo sul piano della tifoseria, del pro o contro per partito preso.
Noi continuiamo a nutrire i dubbi che abbiamo fin dal primo momento, ma difficilmente torneremo a parlarne. L’atletica che vogliamo raccontare su Ottocorsie è altro.
In una lettera aperta pubblicata sulla pagina Facebook dei suoi sostenitori Alex Schwazer scrive:
“Questa è una brutta storia, piena di falsi, di sfrontate forzature e di vessazioni nella quale la IAAF è stata la protagonista ma con diversi complici. Sono stati pochissimi i dirigenti sportivi che hanno mostrato sensibilità e attenzione ai miei disperati tentativi di far capire che io non sono colpevole di niente e che tutto è stato mostruosamente costruito a più mani.
Quello che è certo è che io, il mio allenatore e i miei avvocati andremo avanti fino in fondo e chi ha la coscienza sporca non potrà stare tranquillo”
Ce lo auguriamo. Lui ha tutto il diritto di difendersi e professare la sua innocenza, noi abbiamo il diritto/dovere di ragionare sui dati di fatto e dubitare delle fantasiose ipotesi scintifico-giuridiche che ci vengono propinate.

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