Tutta colpa di Giomi. Oppure no?

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Il disastro azzurro ai mondiali londinesi arriva da lontano ma per tutti è Alfio Giomi l’imputato numero uno. Da più parti viene chiesta la sua testa ma è passato meno di un anno da quando è stato rieletto con una maggioranza schiacciante.  L’atletica italiana merita dirigenti migliori o questi sono l’espressione di quanto vale?

 

“…E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare…”
La Canzone del Maggio, Fabrizio De Andrè

Zero tituli. La battuta del portoghese tracannatore di sambuca è la più usata in questi giorni per parlare del disastroso esito dei mondiali.
Subito dopo questo incipit virale, sui social e sulla carta stampata, si sprecano le analisi, la ricerca dei colpevoli, le dita puntate a indicare chi sia stato l’artefice dello sfascio dell’atletica italiana, una situazione che la rassegna londinese ha mostrato impietosamente anche a chi inciampa nella “Regina” solo facendo zapping.
Il colpevole numero uno per tutti è lui: il presidente della Fidal Alfio Giomi.
Colpevole, colpevole, colpevole.
E’ lui il responsabile del magrissimo bottino con cui gli azzurri tornano a casa dalla perfida Albione. E’ lui ad aver scelto Elio Locatelli come Direttore Tecnico relegando il C.T. “work in progress” Baldini alla conduzione delle squadre giovanili. E’ lui a tenere il timone della nave, in fin dei conti è giusto che sia lui il primo ad essere bersaglio delle critiche, motivate come mai prima d’ora. Che siano fatte con la pancia o con il cervello poco importa.
E lo sa.

Alfio Giomi

L’intervista subita, è proprio il caso di dirlo, dal trio Bragagna-Tilli-Di Bella al termine della rassegna iridata è il manifesto di questa consapevolezza. Da solo, senza nemmeno la spalla dell’enciclopedia padovana Wikiponkio, il presidentissimo non ha saputo andare oltre un “non sono assolutamente soddisfatto” e un rimando al futuro (gli europei di Berlino e le Olimpiadi di Tokio) che è sembrato la negazione di un malato di fronte al medico (Tilli) che gli espone la diagnosi e la possile terapia: “non si cura un tumore con l’aspirina”.
L’oro scippato alla Palmisano da una giuria quanto meno distratta non avrebbe fatto altro che dare false speranze. Il trentottesimo posto del placing table invece non lascia spazio alle illusioni.
Ma possiamo dire con ragionevole certezza che sia Alfio Giomi da Grosseto la causa del male? O stiamo cercando soltanto un capro espiatorio?

Elio Locatelli

Se in cima al parafulmine si fosse piazzato qualcun altro la scarica non lo avrebbe colpito?
Il cielo è pieno di nuvole da vent’anni, lo racconta bene Walter Brambilla nella sua “Zona Mista” su Correre.
Chi dovrebbe individuare i colpevoli di questa situazione? Scrive Brambilla: ” I giudici con tanto di parrucca sono gli stessi che sono stati votati (lo scorso novembre dall’assemblea, che ha rieletto, almeno in parte gli stessi uomini della precedente legislatura). Poco è cambiato da allora, il DT Massimo Magnani dopo Rio ha rassegnato le sue dimissioni, in sua vece, da gennaio è arrivato Elio Locatelli, ma cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.”
Durante l’inquisizione in diretta Rai Giomi ha parlato di una “riflessione” che verrà fatta a settembre. A noi sembra inevitabile che questa valutazione dello stato dell’arte porti alle sue dimissioni. Non perchè lui sia il male assoluto dell’atletica italiana ma, ci si perdoni la metafora irriverente, perchè il pesce puzza dalla testa. Non sono i presidenti e i dirigenti a fare i campioni che vincono le medaglie ma sono loro a creare i presupposti perchè i talenti possano diventare campioni, o almeno atleti competitivi a livello internazionale. Lui, a nostro avviso, ha una colpa in più, quella di essersi ricandidato dopo il quadriennio disastroso che ha portato ai Giochi di Rio.
Le probabilità che Giomi decida di ritirarsi sono le stesse di fare sei al Superenalotto, ma se l’imponderabile dovesse verificarsi questa non sarebbe comunque la cura per il male.
E’ fin troppo facile ora fare di lui il Benjamin Malaussene dei romanzi di Pennac, costruire un feticcio da bruciare per sentirci meglio.

L’assemblea Fidal di novembre 2016 a Ostia

Questi sono i numeri con cui l’attuale presidente è stato rieletto nello scorso novembre: 47.469 voti, 61,56% delle preferenze.
Da dove sono arrivati tutti questi voti se non da molti di quelli che ora lo contestano a gran voce? Per quale motivo una gestione che già non aveva convinto nel precedente quadriennio ha raccolto tutto questo consenso elettorale? Per un’improvvisa inversione di rotta delle coscienze?
Quanti hanno visto nella sua rielezione un elemento positivo lo hanno fatto per l’atletica italiana tutta o soltanto per il proprio orticello? E questo calcolo personalistico quante volte si è ripetuto in passato con i suoi predecessori per raggiungere il punto a cui siamo arrivati?
Dallo Statuto Fidal, Articolo 16, comma 4.1: “Determinano la decadenza dell’intero Consiglio Federale: a) le dimissioni del Presidente Federale; b) le dimissioni contemporanee…di oltre la metà dei componenti…”
Se non sarà il presidente a trarre le giuste conclusioni dalla sua riflessione settembrina, possiamo solo augurarci che siano i consiglieri a chiedere di voltare pagina. In primis quelli che non condividono la sua linea, in seconda battuta tutti quelli con sufficiente onestà intellettuale per ammettere che questa gestione non può continuare.
Detto questo, ci piaccia o meno, abbiamo perso come movimento “in toto” il diritto di protestare. Ci è rimasto il diritto/dovere (dato che la Fidal riceve soldi pubblici) di chiedere un salvagente per non affogare e, visto che non abbiamo saputo costruircelo da soli, l’unica soluzione che intravediamo è quella di chiedere al CONI di commissariare la federazione, di darci un manager che sappia portarci fuori dalle secche.
Quel cielo nerissimo che vediamo sopra di noi è una tempesta perfetta che abbiamo creato da soli in anni di autolesionismo, con la nostra incapacità di formare una classe dirigente in grado di esprimere delle idee e di prendersene la responsabilità, di fare bene o male ma mettendoci la faccia.
Ora siamo tutti sotto la pioggia e anche se “voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.

 

Tutte le foto sono state reperite tramite la ricerca immagini di Google e, ove possibile, è stato segnalato l'autore.Se non diversamente indicato sono da attribuire a Colombo/Fidal. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail. Saranno immediatamente rimosse

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4 pensieri riguardo “Tutta colpa di Giomi. Oppure no?

  • agosto 20, 2017 in 1:54 pm
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    Mi dispiace darvi un’opinione totalmente contraria. Giomi e Locatelli, come pure gli ex Arese e Magnani, non c’entrano un granchè! Questa tempesta mediatica contro la Fidal la trovo insensata e sbagliata. Sono un contestatore e sono uno spirito indipendente ma sono obiettivo. Non mi importa nulla di difendere i vertici della Fidal. La Fidal ha fatto errori ma questi errori non cambiano il contorno generale. Se ci fosse stato Mei, se ci fosse stata la tanto decantata centralizzazione, se fossero state le cambiate le regole per le squadre militari (a mio parere comunque indispensabili), non sarebbe cambiato quasi NULLA!
    Manca la materia prima, mancano i veri talenti, non c’è altra storia! I bambini non corrono, non saltano, non giocano all’aria aperta, non fanno sport, e soprattutto non fanno atletica! Con il nuoto andiamo meglio perché tanti bambini fanno almeno un corso di nuoto perché nuotare è di moda, gli sport acquatici sono di moda, il mare è di moda. E se tanti bambini fanno un po’ di nuoto, qualcuno di loro si appassiona all’agonismo o qualcuno nota un possibile talento tra di loro. Ma chi corre a piedi?? NESSUNO. E non è assolutamente vero che i bianchi sono inferiori, vedi i vari Lemaitre, Coburn, Jager, Rupp, Centrowitz, e gli attuali ancora detentori di record europei e mondiali come Mennea, Coe, Edwards. Alcuni possibili talenti sono stati persi per errori tecnici (specializzazione precoce soprattutto, scelte sbagliate, mancato potenziamento muscolare, eccetera) ed alcuni possibili talenti non si confermano per mancanza della…feroce determinazione e della…capacità di soffrire necessarie ad emergere. Ma per la causa super-preponderante è che, ripeto, non c’è materia prima, punto e basta! E’ inutile e scorretto prendersela con Giomi e i dirigenti Fidal.
    Bisognerebbe prendersela con loro piuttosto sul perché non abbiano difeso invece Schwazer. Ok, ha sbagliato, ma perché non è stato appoggiato quando è rientrato? E’ un fenomeno atletico, al di là del doping isolato, il ritorno con Donati era assolutamente garanzia di onestà, ed è chiaro che è stato fregato. Perché tutti gli altri difendono (nel senso che concedono una seconda possibilità) i propri ex-dopati (gli americani con Gatlin, gli spagnoli con Contador) e noi no? Perché siamo così stupidi, fessi ed ipocriti? Perché i vertici non hanno protestato formalmente contro la scandalosa gara di marcia dove la Palmisano meritava l’oro? Questo è il vero scandalo. Non tutto quello che si legge su internet che non c’entra quasi nulla, perché se, ripeto, manca la materia prima manca tutto!

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    • agosto 21, 2017 in 12:27 am
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      Ciao Nicola, ognuno ha le sue opinioni e se le esprime senza trascendere come hai fatto tu qui è sempre il benvenuto. Perciò ti ringrazio per il tuo commento di cui, almeno in parte, condivido le argomentazioni.
      Concordo pienamente con te sul fatto che un presidente diverso e diversi approcci all’attività (centralizzazione e nuove norme per i GSM) non avrebbero cambiato più di tanto il destino della spedizione londinese. Non sono sulla tua stessa linea di pensiero invece quando dici che non c’è materia prima, che all’atletica italiana mancano i talenti. I risultati delle rassegne internazionali giovanili degli ultimi anni (Allievi, Juniores e Under 23) dicono esattamente il contrario. Vero è invece che questi talenti spesso non sbocciano quando sarebbe il momento di farlo e cioè da seniores. Per quale motivo queste promettenti carriere rimangono soltanto promesse? Forse per i motivi che hai detto tu o forse per altri, in ogni caso la responsabilità del settore tecnico e di chi lo nomina (in ultima analisi il presidente) è indubbia. Perchè se il problema come dici tu è che non si fa reclutamento di talenti questo è un guasto a cui deve porre rimedio la dirigenza con programmi mirati che non ci sono. Se il problema è che il settore tecnico non segue adeguatamente gli atleti di valore o non forma i tecnici sul territorio a chi vogliamo imputare questa responsabilità? Se un’azienda fallisce la responsabilità è dell’amministratore delegato e dei manager non degli operai.
      Che la giuria della marcia 20 km femminile sia stata vergognosa è fuori di dubbio e lo abbiamo scritto a chiare lettere sulla nostra pagina facebook, ma ti giro (senza nessuna intenzione polemica, semplice ignoranza della norma) una domanda: è possibile appellarsi contro il giudizio tecnico di una giuria?
      Per quanto riguarda il caso Schwazer siamo su sponde diametralmente opposte. Il primo caso di doping è appurato, l’uso della tenda ipossica pure (http://www.liberoquotidiano.it/news/cronaca/11689660/la-tenda-ipossica-di-schwazer-per-l-esperto-e-aiutino-di-serie-c-ma-occhio-ai-rischi.html), il secondo caso di doping per qualcuno è frutto di un complottone tutto da dimostrare… In ogni caso, per quanto mi riguarda, non concedo a priori a nessuno la patente di santità, ancor meno a quelli che affermano di essere indiscutibilmente santi.
      Ma come abbiamo detto ognuno ha le sue opinioni. Perchè la federazione non lo ha difeso? Tu parli di stupidi, fessi ed ipocriti, a me piacerebbe pensare che sono stati onesti e che hanno preferito non far vestire la maglia azzurra a un atleta che lasciava molti, moltissimi dubbi. La verità è che hanno scelto di essere ambigui, restando alla finestra in attesa degli eventi. Un motivo in più perchè questa gestione termini al più presto possibile.

      Il coordinatore di Ottocorsie.it
      Gianluca Comandini

      Risposta
  • agosto 21, 2017 in 4:31 pm
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    Scusami per i toni, sono toni da appassionato e grazie per la risposta.
    Ci saranno pure i talenti giovanili (lo so che da tanti anni andiamo bene a livello giovanile, perlomeno a livello europeo) ma quando i migliori alla fine sono circa quarantenni come Pertile (decimo alle Olimpiadi 2012 a 38 anni), Donato (bronzo olimpico a 36 anni), la Straneo (ottava alle Olimpiadi a Londra a 36 anni, seconda ai mondiali di Mosca a 37 anni), la Bertone (25.ma alle Olimpiadi a Rio ma a 44 anni e da amatrice, impressionante), Lingua (10.mo ai Mondiali di Londa da amatore e a 39 anni, impressionante), Vizzoni, eccetera eccetera qualche dubbio ti viene su questi talenti giovanili, sull’effettiva ampiezza del bacino dei talenti giovanili nell’atletica italiana.
    Non è fisiologicamente possibile che i migliori di una specialità sportiva di un Paese siano così anziani.
    Tu insisti sulla perdita dei talenti giovanili. Allora, ti rigiro la domanda e giro la domanda ai tantissimi più esperti di me: dove e perché si perdono tutti questi ipotetici talenti giovanili? Perché non fanno l’ultimo gradino necessario per la conferma internazionale? Perché sono troppo spesso infortunati? Possibile che vengono tutti bruciati?
    Ma mi sorgono anche altre domande: è così importante essere un talento giovanile in atletica? Scorrendo le liste all-time sembra di no. Mi sembra che Mei avesse tempi eccezionali da junior ed è riuscito a confermarsi anche dopo, ma la maggior parte era di livello discreto/buono ma nulla di che.
    Forse è quasi deleterio essere un talento giovanile in atletica (e anche nello sport in generale).
    Credo che lo sviluppo di un possibile atleta di grande livello sia tra le cose più delicate e difficili che esistano al mondo. Credo che spesso venga affrettata la maturazione e che spesso siano eccessivi i carichi per avere subito dei risultati mentre bisogna avere una pazienza quasi infinita. Credo che si facciano gareggiare troppo spesso e troppo precocemente i giovani (mi sembra ad esempio che la gestione di Tortu fino a questo momento sia stata molto positiva e intelligente). Credo che si diano aspettative eccessive ai giovani (questo succede spesso nel calcio) che si sentono già dei predestinati a 18 anni e poi c’è un amaro ritorno alla realtà.
    Una volta quando qualcuno molto esperto individuava un possibile futuro campione quasi gli impediva di gareggiare e lo faceva maturare per molto tempo (vedi Cavanna con Coppi), quasi lo nascondeva, lo proteggeva.

    Risposta
  • settembre 21, 2017 in 11:10 am
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    Io credo che la differenza fondamentale sia la perdita della scuola. Tutti abbiamo fatto qualcosa di atletica a scuola perchè molti docenti erano allenatori o avevano una formazione buona che veniva dagli ISEF.
    I ragazzi hanno perso l’attività motoria spontanea, non vedo più da anni bambini che giocano da soli al parco, però questo è un aspetto complesso che di sicuro non possiamo cercare di far risolvere alla federazione. Cosa dovrebbe fare la Federazione:
    – offrire ai docenti valide proposte di aggiornamento, libri, video, esperti che li aiutino
    – spingere perchè si formino gruppi sportivi scolastici (sempre meno le ore a disposizione)
    – aiutare le società a collaborare con le scuole
    – dialogare con le amministrazioni locali per poter avere piste dignitose
    – lavorare perchè il prodotto atletica sia più visibile in televisione.

    Altro argomento fondamentale è la diminuzione di tecnici (soprattutto di docenti che siano anche tecnici), dovuto alle difficoltà economiche delle società che sottopagano.

    Risposta

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